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Biodiversità ed Etna: le botaniche spontanee di Volcano Gin

by Valeria Lopis Rossi
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La parola gin ha un suono tutto suo dotato di un potere evocativo, in sole tre lettere è capace di riportare in un lampo agli anni ’40, alla musica improvvisata del jazz e del soul, all’Hollywood ruggente di Bette Davis e a quell’immagine del bavero alzato dell’impermeabile di Humphrey Bogart. Albert Camus, che nel 1947 narrò “La Peste”, una storia che sembra liberamente ispirata ai giorni nostri di lock down, in un altro libro scrisse così a proposito di gin: “Per fortuna che c’è il gin, il solo lume in questa oscurità. Percepisci la luce dorata che ti accende dentro?” quasi a testimoniare che il gin fosse una pratica più che un’esigenza occasionale, un’abitudine appartenente al bel mondo delle città europee, delle metropoli americane e in parte anche a quell’Italia della dolce vita.

Un liquido seduttivo la cui trasparenza translucida sembra essere tornata prepotentemente in voga o meglio, c’è chi il gin tonic della domenica pomeriggio non l’ha smesso mai, ma c’è anche una nuova generazione di “consumatori” che ha conosciuto il gin grazie ai cocktails old fashioned ripresi da recente dai migliori bartender d’Italia. Una tendenza cavalcata anche dai produttori più giovani che, motivati dalla nuova ondata di mixology, hanno voluto offrire al pubblico un prodotto artigianale ispirandosi alla biodiversità del territorio, imprimendo nella lavorazione la fine di botanica dei bacini di riferimento con risultati generosi se tratta di un vulcano attivo come l’Etna, fucina non solo di grandi vini ma anche di distillati vigorosi, come Volcano Gin, etichetta emergente creata da tre giovani imprenditori e dedicata unicamente al gin dell’Etna.

Nell’intervista gli ideatori del brand ci raccontano come nasce il distillato etneo e ci regalano una ricetta esclusiva per degustarlo in casa in questi giorni di quarantena.

– Come nasce l’idea del gin? Perché proprio il gin e non un altro distillato?

“L’idea nasce circa 4 anni fa. La moda del gin spopola in tutta Europa e nelle grandi capitali internazionali e in qualche modo sostituisce un altro distillato che l’aveva fatta da padrone negli anni precedenti, la vodka. Abbiamo scelto proprio il Gin, forti di ciò che stava accadendo e soprattutto perché sull’Etna esistono da secoli distese spontanee di ginepro, con caratteristiche uniche (crescendo quest’ultimo sulle rocce di un vulcano attivo). Inoltre i Gin dell’era moderna si concentrano molto sull’utilizzo di botaniche ed erbe spontanee locali e da questo punto di vista il nostro territorio è un serbatoio straordinario al quale attingere.”

–  Il vostro prodotto può essere definito artigianale?

“Il nostro prodotto è stato progettato per essere artigianale, come la natura del suo territorio di provenienza. Le botaniche raccolte a mano sulle pendici etnee ed il suo packaging impreziosito da una bottiglia importante ed un tappo realizzato artigianalmente con sabbia vulcanica ne sono testimoni. Inoltre da un anno abbiamo lanciato un’esclusiva edizione limitata di bottiglie dipinte a mano e lavorate artigianalmente da artisti locali, ognuna pezzo unico ed irripetibile che hanno riscontrato un grandissimo successo. Anche i nostri espositori sono realizzati con lo stesso principio.”

–  A parte il ginepro, quali sono le botaniche di punta che utilizzate?

“Il nostro botanico di riferimento è il fiore di ginestra, che dal punto di vista organolettico regala un interessante contrasto tra dolce e amaro. Il finocchietto selvatico rilascia delle note aromatiche ed erbacee che regalano profumi e sapori vigorosi. L’arancia amara conferisce freschezza e acidità per una piacevole beva. La nocciola abbraccia tutti i precedenti botanici donando equilibrio, grassezza, rotondità e struttura. Essi si mescolano l’uno con l’altro mantenendo la propria personalità, intervenendo sul prodotto in maniera esclusiva, rendendolo unico e prezioso come ciò che lo ha portato in grembo: l’Etna.”

– Un sorso di gin: cosa aspettarsi all’assaggio?

“L’intento è sempre stato quello di farlo assaporare e bere da solo, in modo da apprezzare le caratteristiche e note gustative che le materie prime etnee riescono a sprigionare. Carattere floreale e fruttato, aromaticità, acidità e freschezza, struttura e rotondità, persistenza ed equilibrio, sono tutti elementi che vogliono rendere indimenticabile l’esperienza Volcano. Fermo restando che il suo utilizzo nella miscelazione risulta essere interessante e stimolante.”

– Siete in tre: chi si occupa di cosa in azienda? Ci sono dei ruoli o siete tutti flessibili?

“Una buona organizzazione è alla base della riuscita di qualsiasi progetto. Come azienda siamo giovanissimi, essendo nati nel gennaio 2018, e questo implica il fatto di essere versatili e flessibili. Nello specifico, i nostri ruoli sono così distribuiti: Alessandro Malfitana si occupa della comunicazione e project developing, Diego Pollicina della logistica e amministrazione e Stefano Lo Giudice dei Social Media e mercati internazionali.”

– Quali le aspettative e gli obiettivi?

“Cerchiamo di lavorare quotidianamente per migliorare e rendere solido il posizionamento sul mercato nazionale ed internazionale. Abbiamo in serbo interessanti novità per il futuro, che speriamo di svelare presto al nostro pubblico.”

– Immagino facciate spedizioni anche fuori dalla Sicilia. Dov’è più apprezzato il vostro gin?

“Ad oggi siamo presenti in tutte le province siciliane attraverso la nostra personale rete vendita, in un catalogo nazionale chiamato Dalle Vigne con sede in Toscana e siamo in procinto di chiudere contratti con importatori in Australia, Nuova Zelanda, America, Austria, Germania e Danimarca. Possiamo orgogliosamente affermare che chi ha deciso di sposare la nostra filosofia apprezza la cura dei dettagli e l’energia che trasmettiamo attraverso Volcano. In tutte le aree in cui siamo presenti, indistintamente.”

– I Siciliani stanno riscoprendo la mixology. In quest’ottica sperimentale il gin ha un suo spazio?

“In Sicilia la mixology si sta elevando qualitativamente ai livelli di primissimo ordine che spettano ad una regione così ricca di talenti. Tante risorse umane sono tornate da esperienze in Italia o all’estero e mettendo a disposizione la loro esperienza per valorizzare l’immagine della nostra straordinaria Isola. In questo scenario il Gin ha un ruolo da protagonista ma c’è spazio anche per altri straordinari prodotti. Nella nostra esperienza siamo onorati di collaborare, tra gli altri, con professionisti come Andrea Franzò (Siracusa), Michele Salerno (Messina) e Flavio Giamporcaro (Palermo), che fanno sventolare alta la bandiera della professionalità siciliana in tale ambito.” 

– Consigli di degustazione: temperatura, dose in rapporto al bicchiere, abbinamenti eventuali?

“Consigliamo di gustare Volcano a 12° celsius (quindi prevalentemente fresco) a porzioni di 50ml, magari abbinato ad un’acqua tonica Malafemmena (by Orsadrink) con a piacere delle zest di verdello siciliano.”

– Una ricetta facile da fare a casa a base di gin, magari un vostro twist?

“Da qualche mese abbiamo iniziato un rapporto di collaborazione con una straordinaria figura della mixology italiana: Mattia Carmine Perciballi, che ci rappresenta come Global Brand Ambassador. È considerato un guru per tanti giovani del settore ed un grande Maestro dal quale apprendere questa meravigliosa arte. Vogliamo quindi proporre un suo twist:

ETNEA

Un long drink shakerato e servito in un bicchiere tipo Tumbler grande con ghiaccio. Servire nelle seguenti proporzioni:

-1 oz. 1/4 Volcano Etna Dry Gin, 1 oz. succo di limone 

-1/2 oz. Liquore al mandarino (tutto nello shaker) 

versare nel bicchiere e completare con soda al pompelmo e decorare con julienne di bucce di agrumi.”

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