Home Sicilia da bere I vini baciati dalla “Grazia”.

I vini baciati dalla “Grazia”.

by Gianna Bozzali
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È la prima cosa che salta all’occhio: quella corona simbolo di regalità, elegantemente impressa sulle varie bottiglie ma resa ancor più importante dalla scritta Victorya 1607 utilizzata per il Cerasuolo di Vittoria Docg, quasi a volerne rafforzare il significato. 50 % Nero d’Avola e 50% Frappato, niente affinamento in legno, solo acciaio per non alterarne la naturale personalità. Un logo, una scritta, un vino che celano molto più di quello che si possa immaginare, desiderosi di raccontare qualcosa di importante a chi vi presta attenzione. In quel rosso ciliegia intenso, dai profumi di frutta a bacca rossa, dal gusto armonico ed i tannini morbidi, c’è tutta la forza d’animo, la dolcezza, l’intraprendenza delle donne, innamorate di un terra fertile capace di dare grandi vini.

C’è Victoyia o meglio Vittoria Colonna, colei che 410 anni fa fondò la città di Vittoria, regalando ai coloni dei vigneti perché li coltivassero. Ma c’è anche un’altra donna che nelle sue bottiglie ha voluto dare omaggio alla fondatrice di Vittoria. È Maria Grazia Di Francesco Brunetti, autentica donna del vino, titolare di Casa di Grazia. Siamo a Gela, città dalle origine greche che vanta una viticoltura antica. Qui incastonati in un microclima ideale per le viti, nei pressi del lago Biviere, vi sono i vigneti dell’azienda: 40 ettari, soprattutto a spalliera. Sono i vitigni di Nero d’Avola, Grillo, Frappato e Syrah che Maria Grazia con cura ha saputo coltivare e tradurre in vino, dapprima aiutata dal noto enologo Attilio Pagli, ed ora da alcuni anni dal bravissimo Tonino Guzzo. Un amore per la vite nato nel tempo per perseguire un progetto da sempre cullato da Angelo, suo marito, che spesso fuori per lavoro, non avrebbe potuto realizzare. Lei, gioco forza, impara a conoscere le viti, prendendosene cura.

“Quando mio marito tornava dai suoi viaggi- racconta- voleva subito andare nelle vigne a vedere come stavano: a volte avrei voluto essere una foglia per l’amore con cui le guardava e se ne occupava. Sì, ne ero pure gelosa, ma poi ho imparato ad amarle!”. Angelo è cresciuto con l’amore per la campagna trasmesso dalla sua famiglia. Dopo il matrimonio, i due iniziarono ad acquistare diversi terreni anche se il lavoro principale era ben altro: nel 1994 avevano creato una delle società di maggiore rilevanza nel settore oil & gas. Una famiglia di imprenditori lungimiranti che non dimentica però le origini contadine e che per questo decide di allargare sempre più la proprietà. “I problemi non sono mancati- racconta Maria Grazia-. Un brutto incidente sul lavoro di mio marito oltre che una mia grave malattia, in un momento in cui non avevamo più una lira perché avevamo investito tutto: ma non ci siamo fermati. Seppur ci abbiamo forgiato, i brutti momenti ci hanno spinto ad andare avanti e a realizzare i nostri sogni. Fra questi Casa di Grazia”.

L’azienda esisteva già sin dagli anni ’80. Vi erano solo vigneti di Nero d’Avola e l’uva veniva venduta ad altri. Nel 2005 la svolta. Si decide di imbottigliare, stanchi anche dei ritardi nei pagamenti. “Angelo era nel Qatar e a Dubai- continua-, io ero qui da sola: dovevo creare un’azienda vera e propria, dovevo inventarmi un marchio, scegliere le bottiglie, la grafica”. Donna caparbia e fantasiosa, Maria Grazia si rimbocca le maniche e lavora a questo sogno a cui teneva molto il marito. Una sfida che vince.

“Per me è stata un grazia del cielo. Per questo la chiamai cosi. Aggiunsi la parola casa perché per me significa protezione, abbraccio, calore familiare. La prima annata, il 2005, abbiamo fatto solo Nero d’Avola, in tutto 65 mila bottiglie che mi sono ritrovata a dover vendere da sola! Nel 2006 nasce il nostro splendido Syrah, un vino che affascinò tutti sin da subito. Nel 2010 è la volta del bianco,  Zahara, a cui segue la grappa di Syrah, fino a giungere al 2012.” Fu un anno importantissimo: nasceva il Cerasuolo di Vittoria. “Fu però un anno che mi segnò duramente, nell’animo e nel corpo”.

Maria Grazia subì uno scippo che ne causò seri problemi di salute. Occorreva però imbottigliare e soprattutto scegliere il nome al vino. “Mi dicevo sempre che dovevo rialzarmi, dovevo farcela, dovevo … vincere. Nasce così l’idea di Vittoria, un nome che mi rimandava ad una donna, ossia Vittoria Colonna. Ed è stato davvero per me un anno vincente!”. Quest’anno si prevedono dodici mila bottiglie, che andranno nei nuovi mercati quali Inghilterra e Spagna, oltre che in quelli già confermati quali Belgio e Danimarca, in cui quel logo, quella corona simbolo di regalità continuerà a raccontare dei tanti sacrifici fatti e di quanto sia importante lottare ricordandosi dell’obiettivo a cui si vuole giungere: la vittoria.

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1 commento

francesco città Gennaio 25, 2017 - 8:22 am

Complimenti a Maria Grazia ed al marito, imprenditori illuminati, sensibili e…generosi! Hanno valorizzato il nostro territorio ed i nostri prodotti agricoli !!!

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