Solidarietà e responsabilità salveranno anche la cucina

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Diciamo la verità: visto dall’esterno, il nostro mestiere oscilla continuamente tra un’acida invidia e una triste sottovalutazione. “Fai il giornalista enogastronomico?… Bello!… Stai sempre a mangiare, a bere, a brindare tra tavole imbandite… A girare per alberghi, cantine e ristoranti…”

Insomma, uno scenario da bella vita che tutti vorrebbero fare! 

Ma “fare” il giornalista enogastronomico, o meglio, scegliere da “giornalista” di abbracciare e approfondire, in un determinato momento della propria esistenza, uno specifico settore del nostro quotidiano (che quanto mai oggi si sta rivelando fondamentale ovvero raccontare il cibo!) è un lavoro molto delicato. Se fatto bene, naturalmente, come tutte le professioni del mondo! 

È un lavoro che prevede continui studi, aggiornamenti, corsi, letture. Sì, anche le tanto invidiate degustazioni di cibo e vino sono, per chi ci crede fermamente, un continuo allenamento dell’olfatto e del palato. È un lavoro che va fatto con umiltà, consapevoli dei propri limiti e della propria missione: raccontare ogni giorno un territorio, le produzioni tipiche, le tradizioni gastronomiche, le ricorrenze festive e religiose che richiamano prodotti particolari; ed ancora, supportare il più possibile territorio e imprese agroalimentari in un mercato globale sempre più competitivo e spesso anche scadente, dove le eccellenze come quelle siciliane non sempre sono tutelate. 

Questa la premessa, per sottolineare come anche il nostro “bel mondo” sia fatto di emozioni e di battaglie. Come quella, durissima, che stiamo vivendo tutti quanti in queste settimane concitate, miste di preoccupazione, allarmismo e voglia di tornare alla vita di sempre, sconfiggendo definitivamente il nemico Coronavirus.  

Abbiamo assistito al passaggio repentino da sentimenti di sottovalutazione del problema (…è solo un’influenza…) a sentimenti di triste menefreghismo e cinismo (…ma comunque quelli morti erano già anziani e ammalati!…) e infine a sentimenti di ritardata preoccupazione (…l’Italia come e peggio della Cina e dell’Iran…), mentre un perenne lassismo non ha dato una bella immagine del nostro Paese, laddove invece servivano rigore, rispetto delle regole e contegno anche dinanzi alla paura più profonda. 

Non è facile, lo sappiamo. Nessuno di noi, crediamo, può elevarsi a docente universitario di coraggio. Ma è anche vero che questo Paese è nelle prove più dure che trova sempre le risorse (morali prima ancora che economiche!) per risollevarsi e vincere le sue battaglie, e infine la sua guerra!

Prima di approfondire la terribile crisi economica e produttiva che sta investendo il settore della ristorazione e delle produzioni agroalimentari, con tutto ciò che ne consegue per la cucina italiana e siciliana, vogliamo rivolgere la nostra vicinanza a tutte le famiglie delle vittime del Coronavirus, a tutti coloro che alla paura di essere contagiati hanno dovuto aggiungere il dolore di un lutto. La nostra Redazione è vicina a tutti Voi!

Un segnale importantissimo di solidarietà e di responsabilità sta arrivando proprio dal settore della cucina. Cuochi professionisti, chef stellati, ristoratori, imprenditori stanno dimostrando che uniti si può realmente cambiare il corso delle cose e frenare questo delirio, oltre che tentare di arginare una crisi finanziaria che per un po’ di tempo ci starà addosso e ci darà filo da torcere. 

Le notizie sono in continuo aggiornamento. Alla decisione di ieri del Governo di stanziare 25 miliardi di euro per fare fronte alla crisi che sta strangolando il settore produttivo italiano, si è aggiunta quella di poche ore fa di chiudere tutte le attività su tutto il territorio nazionale, tranne farmacie, poste, edicole, generi alimentari e di prima necessità, per dare un’accelerata all’annientamento del Covid19. 

Poi ci sono le notizie come quella dei colleghi di Italia a Tavola, che annuncia l’appello di Cuochi e Chef per sostenere gli ospedali. C’è la lettera, di 48 ore fa, che il presidente della Federazione Italiana Cuochi, Rocco Pozzulo, ha inviato al ministro dell’Economia, per chiedere che si dia il massimo sostegno al settore: il Coronavirus, infatti, sta avendo un impatto devastante non solo nei ristoranti, ma anche nella banchettistica e nei catering, con la cancellazione di eventi e cerimonie dei prossimi mesi ed un crollo di almeno l’80% del fatturato. Non sono da meno le prenotazioni annullate nel settore alberghiero e dei b&b e si prevede un’estate nera per il turismo in Italia e nella nostra Isola. In Sicilia, e non solo, la chiusura di locali e ristoranti sta stimolando, soprattutto sui social, la voglia di far sentire comunque la propria presenza: creando una video ricetta, cucinando in famiglia ma condividendo l’impresa con migliaia di followers, pensando a quali possano essere i nuovi menù da proporre quando quest’incubo sarà finito. Anche questo è un modo per tenerci compagnia, per sostenerci e dare il segnale chiaro di non fermarci e di volerci rialzare. 

L’altra vicinanza che vogliamo esprimere è proprio a loro: ai tanti Cuochi, a tutte quelle berrette bianche che ospitiamo ogni giorno sulle pagine del nostro giornale e nella nostra Guida, quegli Chef a cui diamo tutto lo spazio che meritano e che sono il miglior biglietto da visita della nostra Isola. Assieme, naturalmente, a tutti i produttori, ai vignaioli, agli imprenditori, agli albergatori, che sono il vero motore del nostro turismo. Il rigore è necessario, unito a sacrifici e abnegazione. Quegli stessi rigore, sacrifici e abnegazione che ci stanno insegnando medici e infermieri della nostra Italia, da Nord a Sud, e ai quali va tutta la nostra stima e solidarietà. Sconfiggere questo nemico, purtroppo invisibile fin quando non si rivela con i suoi sintomi, comporta fare i conti con le nostre paure. Ma noi siamo qui per raccontare anche questo, per combattere con Voi e con Voi ritornare a parlare e a scrivere di questa terra meravigliosa, non più come nuovo ipotetico focolaio di malattie o come rifugio di irresponsabili scappati dal Nord, ma come cuore pulsante, meraviglioso, raggiante di tutto il Mediterraneo. È il momento delle responsabilità e sapremo affrontarle al meglio!

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