Sabir Goumanderie, gusto mediterraneo ai piedi del vulcano

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È una suggestione eclettica che riecheggia finanche nel nome “Sabir” quella che si ritrova nel ristorante gourmet dello chef Seby Sorbello a Zafferana Etnea, tappa consigliata ai curiosi “gastronauti” che fanno della ricerca e della scoperta dell’identità di un territorio il proprio credo mangereccio.
Il Sabir fu la lingua parlata nei porti del mediterraneo tra il XIII e XIV secolo, frutto della contaminazione spagnola, araba , sicula, greca e turca; fu la lingua utilizzata per gli scambi e le trattative commerciali.
La scelta del nome di questo ristorante sembra appropriata per due ragioni. La prima, la più ovvia, per le influenze e gli accostamenti che si ritrovano nei piatti di mare e di terra che vuole essere un tributo al mediterraneo e all’identità culturale siciliana; la seconda per la storia imprenditoriale della famiglia Sorbello che ha dimostrato grande attidudine ed abilità commerciale.

Lo chef cresce e si forma all’interno dell’attività avviata e gestita dalla mamma, la signora Enza Cutuli, docente presso l’istituto alberghiero ed abile imprenditrice che nel 1989 acquistó la casa padronale dove oggi sorge il “Parco dei Principi”, plesso all’interno del quale si inserisce il ristorante di cui parliamo, e nel 2008 anche l’albergo Esperia palace, hotel cinque stelle con centro benessere.
Ritornato dopo un periodo di perfezionamento all’estero e in giro per l’Italia, Sorbello a ventidue anni prese in mano le redini dell’attività familiare, concentrata per lo più sulla cucina banchettistica.

Il progetto del ristorante Sabir nasce nel 2015 ed è la tappa di evoluzione di una carriera nata, come dicevamo, dalla banchettistica di alto livello.
È il culmine di una maturazione professionale i cui risultati sono davvero apprezzati per intelligenza e conoscenza.
La sala ha un design moderno, semplice, accogliente e di gran gusto; il personale è presente in maniera discreta e attenta, ma mai invadente.
I piatti dello chef Sorbello seguono il fil rouge della consapevolezza del territorio, dove a fare da protagonista è la scelta della materia prima tutta siciliana.

Nel primo piatto troviamo scampi, crema di mandorle, cannatedda (erba spontanea locale) e polvere di caffè; portata interessante, voluttuosa al palato e ben bilanciata tra la dolcezza della mandorla e l’amaro delle erbe.

Un piatto davvero ottimo e che colpisce anche per cromaticità e presentazione è il gambero rosso di Mazara su fonduta di ragusano DOP, dadolata vegetariana aromatizzata al timo e scaglie di tartufo dell’Etna dal profumo molto delicato.

Quella dello chef Seby Sorbello è una mano che esalta le caratteristiche delle risorse locali ed isolane con maturità e grande rispetto; una tappa al suo ristorante è un’esperienza piacevole e non scontata. La consigliamo.

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