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“Lu principiu di li festi”. A Troina prende il via da giovedì 16 maggio il tanto atteso “Festino di San Silvestro”: tra folklore e devozione

È domenica mattina, la penultima del mese di maggio: a Troina è la festa dei “Ramara” e l’invocazione Viva Diu e San Suvviestu e lu Patriarca San Giusieppi e lu Santissimu Sacramienturisuona al ritmo dei tamburi per le vie principali della città. Si tratta di un antico e sentito atto di devozione nei confronti del patrono della città, San Silvestro, umile e miracoloso monaco brasiliano nato e vissuto a Troina nel XII secolo. Sono tutti uomini, giovani ed anziani, i pellegrini che, dopo aver compiuto il viaggio in onore del cives et patronus sfilano uno dietro l’altro portando in dono lunghe aste addobbate con fasci di alloro, fiori, bambole, nastri colorati, effigie del Santo. Tornano dal “viaggio” iniziato il giovedì precedente, all’imbrunire.

Si tratta di un pellegrinaggio che a piedi li porta fino alle lontane foreste nel cuore dei Nebrodi, dove secondo la “promissione”, il voto tradizionale, toccheranno e raccoglieranno i rami d’alloro, pianta considerata sacra. Così, accompagnati dai tamburi e da canti tradizionali, alle prime luci dell’alba arrivano nel sacro bosco, dove silenzio e devozione ne fanno un santuario a cielo aperto, un luogo quasi incantato dove a parlare ai pellegrini è la voce della natura.

All’ombra di questo bosco, da tanti secoli ormai i troinesi hanno trovato un legame indissolubile con il mistero; l’uno accanto all’altro, figli di una stessa stirpe, fratelli tra fratelli, giungono alla loro meta portando in cuore una preghiera di ringraziamento, una richiesta di grazia per intercessione del loro concittadino San Silvestro. Si calano giù per il pendio per raccogliere qualche ramoscello di alloro; a spezzare il silenzio del bosco qualche canto di ringraziamento. L’alloro è stato toccato, il voto è stato sciolto. Arriva il sabato, si torna a Troina per rendere partecipi tutti della gioia conquistata nei boschi. Lungo il percorso ogni ramaro stringe in pugno la sacra pianta. Tra abbracci commossi, ad accoglierli, altri devoti danno loro il “Bon vegna”, il saluto di benvenuto, al quale ogni pellegrino risponde con “Bon trovata!”.

La domenica mattina il ritorno in città, la sfilata per le vie del centro storico, la celebrazione della messa e la benedizione dei rami d’alloro: i pellegrini “consegnando” il viaggio sulla tomba del santo presso la chiesa di San Silvestro.

La domenica successiva, l’ultima di maggio, è la volta della “Ddarata”, un altro pellegrinaggio votivo, simile al primo, ma che ne differenzia per il fatto che la sfilata si svolge al dorso di cavalli e muli ben adornati. Come i fratelli “Ramara”, i “Ddarara” giungono a cavallo negli stessi boschi e l’alloro sacro verrà usato per bardare i cavalli in occasione della sfilata della domenica.

A concludere i festeggiamenti in onore del Santo Patrono, l’Uscita della Vara il sabato pomeriggio che precede la prima domenica di giugno il simulacro del Santo viene condotto in processione dalla Chiesa Madre alla chiesa a lui dedicata, per poi ritornare alla Chiesa Madre il lunedì successivo concludendosi così i festeggiamenti.

Ad arricchire il festino di San Silvestro la “Kubbaita”, una cavalcata storica che caratterizza la prima domenica di giugno dove cavalieri vestiti con costumi spagnoleggianti ricordano l’ingresso dell’imperatore Carlo V a Troina.

Folklore e devozione, colori, canti e suoni. A piedi, a cavallo o tra la gente, il cuore dei troinesi dal mese di maggio batte all’unisono al suono dei rulli di tamburo per celebrare e venerare San Silvestro in un legame indissolubile di anime.

Ph: Pippo Calabrese

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