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L’emergenza non risparmia le Eolie: la testimonianza di Bernardi da Lipari

by Antonio Iacona
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Se c’è un territorio in Sicilia che, volente o nolente, dovrebbe essere abituato all’isolamento, questo è rappresentato dalle Isole Eolie. Spesso, infatti, durante l’anno (e non solo nella stagione invernale!) queste piccole, paradisiache Isole a nord di Milazzo, nel messinese, si trovano tagliate fuori dal mondo, la maggior parte delle volte a causa del maltempo, che blocca traghetti e aliscafi. Ma è questione di giorni, se non addirittura di ore. Passate le nubi, tornato il sereno, la situazione riporta la normalità. 

Oggi è diverso. Un isolamento così, e soprattutto una crisi così grave, sotto il profilo sanitario e finanziario, le Eolie non la ricordano negli ultimi secoli. Abbiamo raggiunto telefonicamente uno dei simboli stessi della ristorazione eoliana, in particolare dell’Isola di Lipari, Antonio Bernardi, amministratore di alcuni dei più rinomati ristoranti e hotel, di cui uno, il Filippino, rappresenta la storia stessa dei sapori dell’Isola, con i suoi 110 anni di storia. 

Sto bene, grazie al cielo, ma sono in quarantena, – ci risponde il sig. Antonio – anche io resto a casa, su consiglio del medico e per disposizione di tutta questa emergenza mondiale”. La sua voce è ancora ferma e i suoi 82 anni non peserebbero affatto sulle sue attività giornaliere, se non fosse che ormai l’ultima volta che si è recato in uno dei suoi ristoranti è stato qualche giorno fa, per motivi incombenti di lavoro, anch’egli con mascherina e protezioni varie e anch’egli fermato da un posto di blocco, per presentare l’autocertificazione. 

Mi sto riguardando, come mi hanno detto di fare, e mi sento un leone in gabbia – ci rivela. – In questo momento si cominciava a vedere qualche turista, con le belle giornate imminenti. Marzo è proprio il periodo in cui si comincia a muovere qualcosa, in preparazione della primavera e del vero periodo caldo. La Pasqua, poi, è sempre un periodo di fermento sull’Isola e invece… tagliati fuori da tutto!”… 

Non c’è amarezza nelle sue parole, piuttosto la constatazione di una situazione davvero disastrosa, come mai il sig. Antonio ricorda in 60 anni di attività, da quando alla morte del padre prese le redini del ristorante.  

L’ultima telefonata ricevuta è stata una cancellazione per il mese di luglio. I gruppi di turisti previsti per aprile e maggio erano già stati tutti cancellati. Settembre e ottobre, poi, sono ancora un punto interrogativo”. 

Bernardi ricorda (semmai ce ne fosse bisogno!) che la gente in questo momento ha paura, anche per il futuro, almeno per quello imminente. Poi, una piccola critica verso qualcosa che si poteva fare e non è stato fatto: “Quando si poteva contenere l’emergenza, nel momento giusto, forse si è dato più spazio al clamore…” qui sì, trapela un po’ di amarezza nelle sue parole. C’è, però, forse più fiducia nei turisti italiani che negli stranieri. Forse i nostri connazionali saranno i primi a fare risollevare le sorti di un turismo che per il momento non promette nulla di buono. Il pensiero di Bernardi, da bravo ragioniere e, soprattutto, di padre di famiglia va ai suoi dipendenti: “Abbiamo alle nostre dipendenze una settantina di persone e dovevamo aprire prima di aprile. Ricordo qualche periodo di chiusura per il maltempo, ma nel giro di pochi giorni si risolveva sempre tutto”.  

Ciò che si muove regolarmente sull’Isola, invece, sono le merci, che arrivano puntuali, per rifornire i negozi di generi alimentari e di generi di prima necessità, come nel resto d’Italia. Infine, l’appello alle Istituzioni: “Chiedo che ci diano un maggiore sostegno e conforto e l’assistenza medica adeguata. Il decreto varato dal Governo non l’ho ancora letto. Lo farò oggi. Siamo fiduciosi, ma se leggiamo i numeri dei miliardi stanziati dall’Italia e quelli stanziati invece da altri Paesi, come la Germania, la situazione rimane ancora difficile”.

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