Lampedusa, l’amore nato tra computer e algoritmi. Giovanna e Giuseppe del “Cavalluccio Marino”

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Giovanna Billeci in divisa e Giuseppe Costa

Lei “scappava”, perché più giovane di lui! Lui la corteggiava lo stesso, anche se più maturo! Oggi, invece, da proprietari di uno dei migliori hotel di Lampedusa dal 2009, il ” Cavalluccio Marino”, si divertono a scoprire pietanze internazionali tra pace e battibecchi, tra cibo di alta qualità ed etichette prestigiose, condividendo la vita e l’attività ricettiva e di ristorazione inserita da anni nella Guida Michelin.

Giovanna Billeci, quotata chef, e Giuseppe Costa, maitre di esperienza, si sono conosciuti in un corso regionale di operatori per computer in quel di Lampedusa nel 2001. Da quel momento, non si sono più lasciati. Chi l’avrebbe mai detto che la storia d’amore di due imprenditori della ristorazione e del turismo nascesse tra lezioni di algoritmi, programmi software e rete web piuttosto che in cucina? “Non ci siamo lasciati nemmeno per un’ora – rievoca ridacchiando la chef -. I primi tempi, solo per andare a dormire”.

Eppure Giovanna, che sin da piccola è cresciuta nel plesso alberghiero dei genitori (Pietro Billeci e Angelina Bolino) respirando le ricette di mamma e nonna e già era ben avviata nel ristorante annesso mentre andava al liceo, si è lasciata incuriosire prima dal corso di informatica e poi dal musicista Giuseppe. Già, perché il suo attuale marito non era il sommelier che tutti oggi apprezziamo, ma un pianista classico nel sangue e reduce dai suoi 10 anni (5 in uno) di Conservatorio a Torino, dove ha studiato pianoforte e ha voluto riabbracciare la sua terra natia, Lampedusa appunto. Suonava Chopin, Schubert e Bach. Finita la formazione, gli tocca un anno di servizio militare a Milano e poi raggiunge a 22 anni l’amatissima isola e una volta lì anche lui si è chiesto “ma perché non frequentare un corso d’informatica?”. Giovanna, invece, sentiva di volersi aggiornare da donna che ha sempre tastato la fatica professionale tra i fornelli. Dopo appena un mese da inizio corso, con pause pranzo, passeggiate e scambi di sguardi, Giuseppe la invita ad uscire e diventano una coppia. Dopo un anno e mezzo, si uniscono in matrimonio.

Il sommelier Costa suona ancora, “il suo primo pianoforte – specifica – che si trova in albergo” e con questo intrattiene ogni sera gli ospiti con mini concerti. “Più che sommelier, sono appassionato ricercatore di vini – commenta Giuseppe – giro tutte le cantine della Sicilia, che conosco come le mie tasche, e d’Italia e del mondo. Un fervore che mi induce a selezionare la mia fornitissima cantina che si chiama ‘Diapason’ per legarla appunto alla musica. Vado a trovare personalmente i produttori viaggiando, voglio capire cosa fanno le aziende, come lavorano le loro famiglie dando anche priorità ai piccoli artigiani del vino. Non che i prodotti industriali mi dispiacciano, ma prediligo le imprese di piccole dimensioni”. Non a caso Giuseppe si avvale di ben 700 etichette di varia nazionalità e provenienti da tantissimi Paesi, di cui circa 300 sono siciliane, ma ispirandosi sempre e comunque alla cucina della moglie. “Io sono più tranquilla e riflessiva – dice Giovanna – lui è più intraprendente, più sicuro di sé e con più autostima. Io sono più creativa e sognatrice, lui più coi piedi per terra. Sono doti che si interscambiano e ci aiutano”.

Giuseppe ha cominciato a lavorare con la famiglia di Giovanna in hotel esattamente un anno dopo in cui i due avevano instaurato un rapporto. Il ragazzo intraprendente ha fatto la gavetta “dal magazziniere alla sala, al pulire il pesce”. Mentre la voglia di stare a contatto con la viticoltura e approfondire lo spazio cantine si è innescato da circa 12 anni. Da sempre, la coppia ha amato partire con il pretesto di stabilire una connessione con l’enoturismo. Tra qualche incomprensione, l’intesa, la cucina e le bevute e gli eventi conviviali, Giovanna e Giuseppe hanno oggi tre figli di 11, 16 e 18 anni: Pietro, Alice e Antonio. Se c’è da dare una mano al ristorante, lo fanno.

Giovanna puntualizza: “Abbiamo idee diverse. Andiamo un po’ d’accordo, un po’ litighiamo e troviamo il giusto compromesso. Se a lui non piace un piatto, io lo aggiusto. Certo, in genere, parto con un ‘no’ prevenuto se Giuseppe mi dice ‘immagino questo ingrediente piuttosto che un altro’. Poi, ci ragiono e avvicino la ricetta a quella che lui mi ha indicato”. Il marito aggiunge: “L’armonia recuperata dopo una lite sicuramente fa nascere nuovi piatti. Quando io consiglio e Giovanna mi risponde ‘no’, succede che dopo qualche giorno lei mi chiama per farmi assaggiare il piatto con la variazione che le ho proposto. Insomma, deve carburare per non darmi subito soddisfazione”.

Uno dei piatti più ricercati dai clienti è “Il lungo viaggio”, con ingredienti suggeriti da Giuseppe: datteri della Tunisia, filetto di dentice di Lampedusa, pane di tumminia e miele di Sicilia, tartufo del Piemonte, basilico della Liguria e crema di formaggi della Francia. Il menù di Giovanna si basa sulla preziosa materia prima dell’isola, il pesce. Poi, ci sono piatti di tradizione, come il Cous Cous, che non possono essere eliminati.

Quest’anno l’Hotel riaprirà il 21 maggio e chiuderà il 30 ottobre. Una domanda spontanea: “Cosa fate in questi mesi di chiusura?” Giuseppe sarcastico: “Un macello. Mia moglie sta più calma e segue molto di più i figli, cosa che manca leggermente durante l’estate. Io impiego un paio di mesi per formulare la carta dei vini. Seguiamo la manutenzione da realizzare nella struttura. Poi, abbiamo un piccolo negozio di prodotti tipici, dove da quest’anno implementeremo il vino”. La coppia Billeci – Costa organizza la vendita gestita da una commessa e la merce (per esempio miele fatto col pistacchio, miele con i gelsi neri, polvere di capperi di Linosa biologica) nasce dalla collaborazione tra Giovanna e alcune aziende artigiane. La produzione è brandizzata con il nome dell’attività “Terra mia”, nella via centrale di Lampedusa (via Roma).               

Hotel Cavalluccio Marino esterno

Poi concludiamo con un quesito fatidico: “Vi siete mai dedicati qualcosa a vicenda nei vostri reciproci settori ovvero Giovanna ha cucinato un piatto unicamente per lui e Giuseppe ha rivolto un vino alla moglie?”

La chef si è buttata senza dubbio sul dessert, perché Giuseppe è “cioccolatoso”: lui preferisce i primi piatti ma per la sera di San Valentino si ispira ad una grigliata di carne, visto che la famiglia mangia pesce tutti i giorni a casa. La dedica è una torta al cioccolato con biscotto al cioccolato fondente per avere un po’ di amaro, all’interno crema di lampone (per avere acidità) e lamponi freschi. Giuseppe ha carpito i segreti in cucina per tanti anni dalla suocera, perciò ha cucinato più di una volta per Giovanna, per esempio gli spaghetti al nero di seppia che lei adora o, quando c’è compagnia, la paella valenciana. La cucina è fatta con l’oca, come con il dentice o con il tartufo o ancora con il foie gras mixato con gli scampi (una chicca del menù del Cavalluccio Marino). “La cucina è contaminazione garantendo la territorialità – avverte Giuseppe. – Mentre, se dovessi rivolgere un vino a mia moglie, sceglierei uno Chardonnay di Tasca d’Almerita, ben strutturato, che va anche in barrique, quindi ha corpo e struttura e lo vedo benissimo in Giovanna, che è una donna tutta d’un pezzo. Allo stesso tempo, è un vino di una grande eleganza”.

A prescindere da tutto questo… noi li abbiamo ritenuti una coppia da vivere come in “Lungo Viaggio”, che andava assicurato all’interno della nostra Guida di eccellenze di “Sicilia da Gustare”.

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