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La Sicilia vista con gli occhi di Erina

by Valeria Lopis Rossi
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La fioritura dei mandorli è alle porte ma l’Etna non è il monte Fuji e la Sicilia non è neanche lontanamente il Giappone, eppure quella bellezza mistica dell’isola mediterranea, talvolta consumata e sofferta, esercita un fascino che gli stessi siciliani non sempre comprendono. 

Viene in mente quel passo Ci sono infinite cose deliziose/Così vicine agli occhi/Che non le sai vedere” scritto da Mario Venuti nel brano “Mai come ieri” che riassume alla perfezione l’abitudine sicula di stentare nell’arte dello stupore e della valorizzazione di tutto ciò che di buono c’è intorno.

Per fortuna ci sono sguardi esterni, occhi da orientale che in questo caso ci osservano e ci ricordano che siamo un’isola delle meraviglie, tanto da desiderare di abitare questa terra e infine di trasferirsi qui, lasciando l’organizzato Giappone per il caos e il sole di Sicilia.

È successo così ad Erina Kamishima, giovane donna nata e cresciuta nel Paese del Sol Levante, che oggi è guida turistica per i suoi conterranei in Sicilia. Erina parla un ottimo italiano imparato da autodidatta e si presenta in perfetto stile nipponico: “Mi chiamo Erina Kamishima. Sono nata e cresciuta in Giappone. Quando sono arrivata a Palermo non pensavo di stare per lungo periodo e non parlavo l’italiano, quasi niente. Vivo in Sicilia ma torno in Giappone ogni estate per stare con i miei. Sono passati 16 anni circa da quando sono andata via da Giappone. Oggi ho una sensazione strana quando atterra l’aereo in aeroporto di Palermo: mi sento la stessa emozione di arrivare a casa come in Giappone”.

Non è stato un amore a prima vista: “La prima impressione della città di Palermo era brutta – dice Erina – la strada piena di rifiuti, clacson di macchine, il traffico senza regole… Non sono rimasta qui né per cultura né per tradizione né per patrimonio UNESCO o altro… È stato il “calore” della gente, l’ospitalità a conquistarmi”. 

L’arte dell’accoglienza, quel modo tutto nostro di includere, senza vedere i confini tra famiglia ed amicizia.

Sono arrivata senza nessuno ma non ho mai avuto sensazione di essere sola – continua Erina – mi ricordo che il primo anno a Palermo tornando da Giappone la sera del 24 dicembre in aeroporto c’erano tantissime persone che correvano a tornare a casa per festeggiare. Tornare il 24 dicembre era casuale e non era importante per me. Non avevo la famiglia qui ma non mi sentivo triste.  Uscendo dalla porta una coppia palermitana che avevo conosciuto circa 3, 4 mesi prima mi aspettava! Quando hanno saputo che tornavo per la vigilia di Natale avevano pensato di invitarmi a casa loro. Non volevano lasciarmi sola in un giorno così importante. Siamo arrivati a casa loro e ci aspettava tutta la famiglia. Dopo la cena i bambini non vedevano l’ora di aprire i regali.  Quando ho vissuto a Tokyo lontano dai miei è capitato per passare da sola la notte del 24 ma nessuno pensa che è così grave. Sono rimasta molto sorpresa e ho apprezzato tantissimo il loro gesto”.

Una strada tracciata sin da bambina l’ha portata ad essere un ponte di connessione tra le sue due culture, quella natìa e quella acquisita. Oggi Erina accompagna i suoi conterranei in giro per la Sicilia alla scoperta dei mille tesori dell’isola.

Quando ero piccola, avevo il sogno di diventare un ambasciatore tra Giappone ed il mondo. Adesso faccio la guida turistica e per tempo libero anche insegno il giapponese ai ragazzi siciliani. Quando vedo i turisti giapponesi che rimangono felici e mi dicono che la Sicilia è bellissima e poi vogliono ritornarci mi lascia grande soddisfazione” sottolinea Erina. Lei è una di quelle guide capaci di farti innamorare di un posto, la sua passione è contagiosa.

I tour che organizzo seguono i tempi dei clienti.  A volte hanno solo 3 giorni e vogliono vedere il più possibile. Non si rendono conto che la Sicilia è così grande.  Spesso i miei clienti mi dicono che questa non è un’isola… A volte vogliono rilassarsi. Rimanere in un posto per visitare anche meglio. Desidero che i clienti siano contenti quindi prima di proporre il programma chiedo cosa vogliono vedere e cosa si aspettano dalla Sicilia”.

Punto di contatto fra le due culture, come sempre, è la lingua universale dell’umanità: il cibo!

Sia siciliani che giapponesi ci tengono molto a mangiare bene! – dice Erina ed ha assolutamente ragione, ma subito dopo elenca le differenze che ci allontanano e che forse ancora non è riuscita a spiegarsi – il comportamento con i clienti in Sicilia è diverso da molte altre parti del mondo, per esempio quando entri in un negozio o ufficio e chiedi informazioni a volte rispondono in maniera molto infastidita. Oppure fare aspettare i clienti non è un problema. Mentre in Giappone devono trattare i clienti come un re e il tempo di attesa per i clienti è minimo possibile. Un’altra differenza è il valore del tempo. In Giappone conta anche il singolo minuto. È molto importante essere preciso. Quindi per non essere in ritardo bisogna arrivare sempre in anticipo prima dell’appuntamento. Programmare domani, fra un mese, fra un anno e fra dieci anni e avere l’obiettivo è fondamentale. Qui in Sicilia tutto al contrario. Domani non si sa cosa accade e anche se faccio programma per domani o per un mese può succedere tutt’altro quindi è meglio non programmare. Io ho imparato vivere così come lo “stile” siciliano o ci provo… anche se per mio lavoro con i clienti giapponesi non va bene”.

Del suo Paese le manca la pulizia nei luoghi pubblici, d’altronde come darle torto? Basterebbe così poco per migliorare le cose, intanto sviluppare una certa consapevolezza non guasterebbe.

Chissà se Erina si stancherà un giorno, intanto se le chiedi quali sono i suoi posti preferiti di Sicilia, lei risponde: “Scicli, Santo Stefano di Camastra, Castelbuono, Bronte, Piazza Armerina, Randazzo, Palazzo Acreide, Acireale, Agrigento, Ragusa, Savoca… non finisce mai… sono innamorata di questa isola e ancora ho tanto da scoprire”.

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