La Sicilia del lavoro può essere all’altezza delle sue eccellenze agroalimentari?

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È stata appena celebrata la Festa del Lavoro, lo scorso 1° Maggio, come da tradizione, ma sfogliando giornali e quotidiani, da siciliani ci accorgiamo ancora una volta che poco o nulla abbiamo da festeggiare! Proprio così, visti i recenti dati sulla occupazione (o, sarebbe meglio dire, la “non occupazione”!) che travolgono l’Isola.  

I dati sono quelli riportati dalle tabelle Eurostat sul 2021, ripresi e pubblicati dal quotidiano La Sicilia del 1° Maggio 2022. Dati abbastanza impietosi per tutto il Sud Italia, dove emerge che la nostra regione “registra un tasso di occupazione medio del 41,1%, la Campania del 41,3%, la Calabria e del 42% e la Puglia del 46,7% a fronte di un tasso medio per l’Ue a 27 del 68,4%”. 

Non va meglio sul fronte femminile, con una situazione definita, giustamente, “ancora più drammatica per le donne con appena il 29,1% in Campania e Sicilia e il 30,5% in Calabria a fronte di una media Ue del 63,4%. Nelle Regioni del Sud risultano occupate meno di una donna su tre (il 32,9%) nella fascia tra i 15 e i 64 anni a fronte di una media italiana del 49,4% e dell’Ue a 27 del 63,4% con un divario di oltre 30 punti. Nella provincia autonoma di Bolzano sono occupate il 63,7% delle donne in questa fascia di età mentre in Sicilia e in Campania il tasso è al 29,1%, il dato più basso in Ue. Nella regione finlandese dell’Aland il tasso è all’83,5%”.

Per quanto riguarda, poi, i giovani, l’anno scorso circa 4 su 10 in Sicilia, Campania e Calabria erano senza lavoro: uno dei dati peggiori in Ue. I tassi di disoccupazione per le persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni nelle tre regioni italiane erano tra i 10 più alti dell’Unione (rispettivamente 40%, 38% e 37%) ma in leggero calo dal 2020. In fondo alla classifica la regione spagnola di Ceuta (56%), le regioni greche della Macedonia orientale, Tracia (45%) e Macedonia occidentale (42%) e ancora la spagnola Melilla (42%).

Quello del lavoro è un argomento troppo delicato e importante per poterlo “smaltire” in poche righe, ma anche da un breve editoriale possono sempre emergere spunti interessanti. Per esempio, capire a che livello sia giunto, soprattutto nella nostra Isola, il tasso di lavoro in nero o quanto sia servito o quanto possa avere danneggiato il comparto occupazionale un’iniziativa politico-sociale come il reddito di cittadinanza, soprattutto tra le fasce più giovani. Per noi, addetti ai lavori di un comparto così ricco e affascinante come l’agroalimentare, e in particolare l’agroalimentare siciliano, alcune speranze, più che domande, sorgono spontanee. La speranza che simili ricchezze che compongono il tanto decantato “paniere” isolano possano aiutare e stimolare quanti sono alla ricerca di un’occupazione, di trovare la propria dimensione magari nei tanti settori dell’agricoltura o della ristorazione. Ma anche qui, quali problemi, altrettanto delicati, presentano settori proprio come quello agricolo o ristorativo? Per consentire ciò, per trovare un impiego in simili frangenti, occorrono studio, competenze, esperienze, continui aggiornamenti. Per questo, non volendo né potendo esaurire una simile indagine nei brevi confini di un articolo, la nostra Redazione si occuperà per tutto il corso del 2022 anche di questo: comprendere quanto la Sicilia dell’agroalimentare, della ristorazione, del turismo, dell’accoglienza di eccellenza possa essere di supporto alla Sicilia del Lavoro, che non a caso scriviamo con la “L” maiuscola. Sperando, l’anno prossimo, di avere contribuito, con il nostro umile e modesto intervento, ad invertire questa tragica rotta di dati disarmanti…

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