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“La Fucina di Vulcano” a Bronte tra conferme e nuove sfide gastronomiche

by Antonio Iacona
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La cucina è anche chimica e fisica, certamente, è armonia di elementi diversi che si incontrano e, spesso, si fondono. Ecco perché alla fine il destino di Irene Foti, 32 anni, brontese, farmacista per studi e formazione, con un master in chimica, non è andato poi così lontano dal mondo della ristorazione. Il suo destino oggi si chiama “La Fucina di Vulcano” ed è un noto ristorante del territorio etneo, punto di riferimento di quella parte di Etna famosa per il pistacchio, rinomato nel mondo, e non solo. Il ristorante, ci racconta Irene, nato prima in gestione con una società, è da 7 anni di proprietà della famiglia Foti e oggi è proprio Irene ad occuparsene a tempo pieno. Proprio così: il fascino della ristorazione ha colto anche lei, in una folgorazione che l’ha spinta a lasciare le altre occupazioni per dedicarsi alla cura del locale, alle sue ricette e ai suoi clienti. Di recente, il ristorante è stato ristrutturato, con un moderno open space, ampie vetrate con vista sulla maestosa Etna e una semplicità di arredi che ne compongono la vera e accogliente eleganza. La Fucina di Vulcano ha mantenuto anche la sua fisionomia di boutique hotel, con 9 camere a disposizione, che arricchiscono l’offerta enogastronomica dello chef Sandro Rinaldo Chiu, originario di Tortorici. 

“La mission della nostra cucina – ci spiega Irene Foti – è quella di proporre nel piatto l’idea di ciò che ci sta intorno, il prodotto stagionale e locale, il maialino, il pistacchio di Bronte, le verdure selvatiche, tutto in chiave moderna. I nostri cavalli di battaglia sono tanti e tutti apprezzati dai clienti”. Anche la carta dei vini è molto curata, seppure si punti in maniera predominante sull’Etna, con almeno il 95% delle etichette del vulcano, per poi passare ad altre zone della Sicilia. Non oltre, come precisa Irene, quasi a voler sottolineare la voglia di appartenenza a questa fetta di Isola. “La risposta dei nostri clienti – aggiunge Foti – dipende dal periodo, ma è sempre molto positiva, con gli stranieri che utilizzano moltissimo la struttura e l’hotel, ma anche con i siciliani dediti alle gite fuori porta e quelli del luogo, divenuti clienti abituali. Abbiamo due locali nella struttura: il piano di sopra, Cult di Fucina, novità del 2019, solo su prenotazione, un po’ la chicca della struttura, con vetrate alternate agli arredi in legno, divani e camino, e poi la Fucina vera e propria. Entrambe le sale hanno una capienza di circa 40 posti. Abbiamo a disposizione dei nostri clienti anche una sala banchettistica”.  

Il ristorante è aperto tutto l’anno, così come ci ha insegnato il turismo sull’Etna, che davvero non conosce più limiti e con un clima che, in realtà, concede sia agli stranieri, che agli italiani di fruire del territorio per quasi 12 mesi. Il prezzo medio, che indicheremo anche nella nostra Guida, escluso vino, è di 35 euro a persona. 

“Uno dei nostri punti di forza – conclude Irene – è lo stretto rapporto con fornitori, allevatori, coltivatori, produttori e operatori dell’agroalimentare della zona, dai quali ci riforniamo con materie prime di alta qualità, che rafforzano la bontà e genuinità della nostra offerta gastronomica, garantendo una tracciabilità molto lineare. Continuando a puntare su questi elementi, sono sempre più convinta che la ristorazione sia ancora una carta vincente su cui scommettere. È un mondo in continua evoluzione e in 7 anni è cambiato tanto. C’è sempre spazio per fare cose nuove e sono contenta di potermi dedicare a questo, anche se ho studiato per altro. Del resto, la cucina è chimica: non sono cuoca, ma sono una buongustaia”. Ed anche se La Fucina di Vulcano ha avuto buone e positive recensioni da altre prestigiose testate del giornalismo enogastronomico, Irene ricorda che le soddisfazioni più belle arrivano alla fine sempre dalla clientela, il miglior biglietto da visita per un locale. Il ristorante è stato presente anche a importanti manifestazioni, come Cibo Nostrum e, stando ai racconti di Irene, non ha nessuna intenzione di fermarsi nemmeno su questo fronte.  

Tra i piatti che, infine, abbiamo degustato, risaltano: Guancia glassata al miele con verdure croccanti e maionese di nocciole; cappelletti su latte al pistacchio e zeste di limone; conchiglioni con carciofi e guanciale su fonduta di provola dei Nebrodi; Fusilli alla carrubba con riduzione di ficodindia e nocciole tostate; tartare su letto di mela verde, carciofi e uovo di quaglia in camicia; millefoglie al pistacchio di Bronte e ricotta.

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