Il sapere va tramandato ai giovani…Intervista a Vince Castellana di Casa Grazia

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Casa Grazia tour

Quando un uomo ha un sogno e ama la vita, può essere qualunque cosa tra quelle della Creazione, può addirittura trasformarsi in vento”.

É con questo pensiero che presento

Vince Castellana, architetto e direttore creativo di Casa Grazia, azienda vitivinicola, situata nella Riserva Naturale del lago Biviere di Gela .

Un uomo con una grande voglia di comunicare e trasmettere il suo sapere , con amore, quell’amore per la vita, per la sua terra, per il suo lavoro e per tutti  i suoi ragazzi, che protegge.

L’amore per quello che fa, infatti, é sempre stato l’obiettivo della sua ricerca, costituisce la chiave, non si percepiscono ostacoli, riesce a colmare ogni spazio bianco e crea un contatto con chi lo ascolta, invitandolo a sorridere con lui, a danzare dentro un suo racconto.

Coinvolge e chiarisce ogni aspettativa.
Il suo lavoro è una devozione, una lotta per ciò che desidera.

É nato a Milano, ma ha vissuto in Sicilia.
Quanto ha inciso questo luogo nelle sue scelte future?

“In realtà, sono nato a Milano ma è stata solo una circostanza che riguardava i miei genitori, perché lavoravano lì.

Mi definisco figlio di ENI, nel senso  affettivo del termine, perché altrimenti non avrei mai incontrato Gela, papà è di Ganci, provincia di Palermo, e Mamma è di Gagliano Castel Ferrato, per cui cuore e centro della Sicilia, nell’ennese. Qui ho il legame con quello che poi ho studiato, che poi ho anche amplificato, che non sono i soli aspetti dell’architettura ma anche tutta la parte che riguarda il design strategico.

Palermo, la Sicilia, Gela, l’esperienza, tutto ha inciso notevolmente, fino al punto che, nonostante negli ultimi 15 anni io abbia un rapporto con Milano, sono Visiting al Politecnico da 11 anni e da 5 insegno design management e design strategico in un Master presso la IULM ed ho la cattedra di Design Strategico presso l’accademia di design Abadir di Catania. Quest’ultimo master in particolare vede la partnership dell’azienda vinicola Casa Grazia e il cui laboratorio di progetto verrà condotto dal noto designer Giulio Iacchetti.

Tutto questo non ha mai indebolito l’aspetto che dobbiamo rimanere in Sicilia, a lottare, perché è chiaramente un giacimento d’oro a cielo aperto, dove per oro intendiamo quei territori che esprimono valore e potenzialmente esprimono, in alcuni casi, un valore non rafforzato, non evidenziato.

Il primo giorno di lezione lascio ai miei studenti la seguente definizione: “Il prodotto è solo l’ombra di un sistema”, il prodotto la cui qualità deve essere  imprescindibile. E come si fa a comunicarlo, a posizionarlo, targhettizzarlo, distribuirlo?

Esiste una catena di valori, una serie di skills che vanno considerate, perché altrimenti quel vino buono rimane dentro le botti e nessuno potrà assaggiarlo. Questo è fondamentale, riguarda il vino, il manufatturiero, riguarda il food in generale. 

Quando si parla di design, quasi tutti non sanno che è nato in Sicilia e che per design intendiamo un processo produttivo fatto di parte ideativa del prodotto, parte che riguarda la produzione, la vendita e poi il consumo. Se non ci sono queste 4 fasi, difficilmente  possiamo parlare di design”.

In un mondo ormai sempre più liquido e trasversale, oggi rifarebbe la stessa scelta?

“Sì, assolutamente, su questo sostantivo del liquido o della liquidità, vorrei sottolineare non solo l’aspetto che lo rifarei, ma che siamo in una situazione spazio-temporale dove è necessario  definitivamente assumere una consapevolezza. Ormai è diventata una moda, un timbro quello di chiamare tutto liquido. Ma, in realtà, Bauman lo definiva in una accezione non positiva, cioè è vero che questo momento di grande digitalizzazione demolisce i confini delle diverse appartenenze, che non sono negative, cioè le differenze sono sempre qualità.

Se io non avessi due qualità differenti, come il Nero d’Avola e il Frappato, non potrei fare blend. Questo vale anche nelle comunità, è necessario uscire da quella dimensione di sconfinamento per cui tutti siamo uguali, non ci sono competenze e tutti possiamo fare le stesse cose, tutti possiamo parlare, tutti possiamo criticare, possiamo metterci su Facebook e diventare tuttologi, questo è uno dei drammi che stiamo vivendo in questo momento. Allora tutto questo credo che sia necessario portarlo verso una nuova direzione, che è quella di riconquistare un nuovo Umanesimo. Quindi, da quella condizione di liquidità sociale, dobbiamo riconquistare l’idea che possa esistere un nuovo ruolo della persona, dell’individuo,  dell’uomo nel mondo, che si rimisuri con questo contenitore che è tutt’altro che liquido, che è la natura, e quindi un rapporto tra l’Umanesimo digitale e la res natura di cui, insomma, parlano tantissimo i nostri avi”.

Da docente universitario, cosa suggerisce ai suoi giovani allievi che hanno scelto di intraprendere questo percorso?

“Mi ricollego alla Sicilia, perché negli ultimi vent’anni alcune operazioni hanno definitivamente fatto riconsiderare questo territorio, che ha un valore legato alla cultura del progetto del Design Oriented.

Quello che suggerirei ai miei studenti é che bisogna acquisire consapevolezza. È necessario guidare le aziende, formare, mettere in piedi quell’area di design management che costruisce le visioni, i paradigmi di pensiero, prima e dopo il prodotto. Anzi, direi a fianco e dentro il prodotto, ed è per questo motivo che  a marzo partirà il nuovo master di design strategico e direzione creativa rivolto a giovani laureati, che in meno di un mese ha quasi saturato le iscrizioni.

Questa, quindi, è già una risposta importante, significa che persino gli studenti di oggi o i giovani laureandi intuiscono che c’è un percorso all’interno delle aziende.

Quello che poi costruirebbe le visioni, il consolidamento, lo spostamento di un target del posizionamento e, quindi, della possibilità di conquistare nuovi mercati.

Ricopre il ruolo di art director di Casa Grazia. Questa collaborazione nasce dalla passione comune per il vino?

“Sì, è vero, c’è una passione comune, quella per il vino.

Che nasce da quando ero bimbo, perché vivevo quattro mesi l’anno in campagna dai nonni, una grande masseria, ricordo 30 piccini buttati nella vasca a pigiare il vino nel mese di settembre. Per cui, è chiaro che poi tutto questo torna.

Ma, in realtà, con Maria Grazia l’inizio è casuale e riguarda un post sui social. Ero già il loro architetto da 10 anni, nel dicembre del 2017 durante un convegno “SICILIA FELICISSIMA”, in una delle mostre sono comparsi sul mio profilo una serie di post, fui ripreso durante uno scatto con dietro delle bottiglie di vino che erano state menzionate.

Maria Grazia ha visto il post e mi ha subito contattato, ci siamo incontrati per un caffè, abbiamo iniziato la collaborazione e non ci siamo più fermati, lavorando sui registri di strategia comunicativa”.

Casa Graziala vigna

A cosa si é ispirato per questo nuovo progetto di cantina?

[…] continua

La risposta a questa domanda e le importanti novità di Casa Grazia nella seconda metà di questa intervista che pubblicheremo la prossima settimana.

  • Bianca braghenti
    23/12/2021 alle 14:50

    Bella intervista …domande frizzanti e risposte importanti.

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