I nostri assaggi a Contrade dell’Etna tra rossi di montagna e bianchi autarchici

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I crateri innevati dell’Etna hanno salutato e accolto i 7.000 visitatori registrati durante i tre giorni della XIII edizione di Contrade dell’Etna, la prima post pandemia e a cura di una nuova gestione.

L’appuntamento nato nel 2008 dall’intuizione di Andrea Franchetti, finora interpretato soprattutto come vetrina delle anteprime etnee con destinazione d’uso per una ristretta utenza di tecnici e giornalisti, si è evoluto nel tempo modellandosi sulla crescente richiesta di partecipazione del pubblico.

Una formula ampia e inclusiva inaugurata da un corso manageriale che ricorda i wine festivals, quella appena conclusa al Picciolo Etna Golf Resort di Castiglione di Sicilia, coordinata per la prima volta dalla società messinese Crew di Massimo Nicotra e Raffaella Schirò. 

La prima giornata non poteva che essere nel nome di Franchetti scomparso lo scorso 6 Dicembre: un ricordo commosso e pieno di gratitudine è giunto da Vincenzo Lo Mauro, responsabile della cantina Passopisciaro della famiglia Franchetti. Accorate e piene di affetto anche le parole di Alberto Aiello Graci, produttore etneo che ha condiviso memorie personali e ringraziamenti per un uomo che ha dato un forte impulso all’areale vulcanico. «Il vino è anche aggregazione, vicinanza, incrocio di sguardi e “Le Contrade dell’Etna” è quel momento che riunisce tanti di noi, che ci mette tutti insieme» si espresso così dal palco dell’evento Francesco Cambria, produttore con l’etichetta Cottanera, al vertice del neo incaricato CdA del Consorzio Etna DOC

Ospite d’onore all’apertura lavori il prof. Attilio Scienza, autorevole esperto di ampelografia e Ordinario all’Università degli Studi di Milano in materia di Miglioramento Genetico della Vite. 

L’intervento di Scienza dal titolo “L’Etna, il vino: un grande mosaico” ha evidenziato la complessità paesaggistica e la ricchezza varietale del bacino etneo che unitamente ai miti enoici rendono il vulcano un luogo unico al mondo, l’esortazione del docente è di lavorare sulla semplificazione del concetto geografico delle Contrade e di tentare una convergenza su comunicazione etnea più efficace, fatta di messaggi corali e globali.

Altra innovazione nel programma della manifestazione è stata rappresentata dalla rotazione di 4 Masterclass guidate dal giornalista specializzato Federico Latteri che hanno inquadrato i vini del vulcano per tipologia e vendemmia: vini rosa annata 2020, bianchi annata 2019, rossi annata 2019 e annata 2017.

GLI ASSAGGI DI CONTRADE 2022

Girando random per i banchi dei 90 vignaioli presenti, l’evidenza diffusa è che non c’è spazio sull’Etna per l’improvvisazione. Un codice deontologico non scritto quello tra i viticoltori etnei ha messo in luce la qualità di vini che descrivono una progettualità definita con professionalità e competenze importanti anche nelle realtà più recenti. 

Un altro dato incontrovertibile, da posizionare a corollario della prima osservazione, è la riconoscibilità vulcanica puntualmente riscontrata. Nonostante le differenze di stile, di vitigni e vendemmie, ciò che è rimasto nel cuore e nel palato degli assaggiatori seriali e occasionali che hanno frequentato l’evento, è il timbro etneo. Occorre ricordare che si è degustato dentro e fuori la DOC Etna e non soltanto en primeur.

I famigerati vini del versante Nord si sono distinti restando emblematici di una viticoltura poco interventista, autenticamente di montagna. Splendido e già pronto Susucaru di Frank Cornelissen vendemmia 2021, brioso e pungente il bianco da Carricante in purezza Massimo Lentsch 2021, giovane ma già godibile “Supra” 2021 di Renato De Bartoli appena approdato sull’Etna. I Rossi dell’Etna hanno bisogno di tempo d’affinamento per esprimere la stratificazione che li caratterizza, non sorprenda però l’attualità dei vini di Contrada della famiglia Franchetti, il profilo scuro di Rampante 2021 affascina e ipnotizza sin d’ora.

La new entry Mecori 2021 è l’etichetta di Serena Guarrera e Sebastiano Vinci, giovanissimi agronomi ed enologi alla prima avventura con un Etna Rosso DOC da vigne vecchie, senza passaggi in legno.

Aggraziato e ricco di piacevolezza Pinea 2019 delle sorelle Zumbo, blend di Carricante, Catarratto, Inzolia e Minnella da un vigneto di 50 anni.

Luminoso e sottile Arcurìa Etna Bianco DOC 2020 di Graci è il manifesto di un’Etna enoica primordiale e magnetica.

Ad Est del vulcano, accarezzati dalle correnti marine dello Ionio, le vigne di Milo restituiscono espressioni franche dei vitigni autoctoni. Contrada Volpare 2020 è l’Etna Bianco Superiore riconoscibile ed accurato con cui debutta Maugeri. 

Il Sud solare dalle pendenze eroiche si trasferisce su un fotosensibile dagherrotipo: Bianco di Monte 2021 Cantina Eudes di Giovanni Messina e Contrada Monte San Nicolò 2021 di Tenute Nicosia, Gagà 2021 di Tenute Foti Randazzese, catturano i contorni di un paesaggio dalla biodiversità traboccante.

Ai confini della Denominazione, verso i sentieri spinati dai fichidindia selvatici, il Sud Ovest bianchista e autarchico si esprime con vini pregiati. Ad esempio con Feudo Cavaliere di Margherita Platania e il suo Millemetri 2016 Etna Bianco DOC e una prova (d’autore) di Macerato da Carricante della vendemmia 2019.

Da segnalare anche il rosso Le Cucchie 2018, Il Podere dell’Etna Segreta di Mario Grasso e il Rosato 2020 di Travaglianti curato dagli omonimi cugini. 

Irrompono nei calici le bollicine: il vulcano è una piccola fucina del metodo classico, produzione in crescita ma ancora destinata ad una nicchia di consumatori. Spumanti di sapore e a grana fine, gli etnei rosati da Nerello Mascalese sono fra le creazioni più recenti. Primissima volta in pubblico per l’etichetta Apum Brut Rosé di Cantine di Nessuno. Fragrante e fresco il Rosato Brut di Tenute Nicosia millesimo 2019 appena sboccato, sfaccettato e vivace Mon Pit Rosato Brut di Cantine Russe millesimo 2017 sboccatura 2021.

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