Gaglio Vignaioli e il suo volto multitasking Flora Mondello: dal Consorzio a Sicindustria

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Flora Mondello nel salone della sua tenuta

In progetto due vini: uno spumante rosato Metodo Classico e un Mamertino Riserva, che è già in fase legno.

Lei è molto scaramantica e non vuole dichiarare date ben precise se non verifica che il prodotto sia un’eccellenza, ma certamente nei prossimi anni balzeranno le sue sorprese dal cilindro. Flora Mondello, di professione architetto con tanto di studio a suo nome, è il volto di “Gaglio Vignaioli 1910” ed è la donna di ultima generazione, con tante sfaccettature, tese alla valorizzazione del territorio siciliano. Con la storia di una famiglia di vignaioli dai primi del Novecento sulle spalle, con tutto il suo bagaglio affettivo e di impresa condotta da un piccolo nucleo sulle pendici di Tindari, lei guida la Direzione commerciale e ha assunto la responsabilità delle Pubbliche Relazioni per il suo Brand “Gaglio Vignaioli”, di cui è Amministratore delegato. I terreni dell’Azienda sono dosati su Oliveri e Patti e si estendono su 12 ettari tutti vitati. Flora confida molto nel pregio del microcosmo agricolo e nel fare rete in una galassia a volte complicata come la Trinacria, per quanto inestimabile.

Al “Vinitaly” è intervenuta con tutte le sei referenze per un giorno, nell’Area espositiva della Regione Siciliana, di cui è Delegata regionale per la filiera agroalimentare da giugno 2021 e poi anche in qualità di Presidente del “Consorzio per la Tutela del Mamertino Doc”, in merito alla presentazione dell’Enoteca regionale della Sicilia occidentale. “Noi presidenti delle piccole Doc stiamo provando a creare una sinergia tra di noi – dichiara – sfruttando la visibilità e l’istituzionalità dell’Enoteca regionale”. Ci sono due enoteche in Sicilia: una nella parte Occidentale che si trova ad Alcamo ed una nella parte Orientale che si trova a Solicchiata (una delle Contrade dell’Etna). La prima, che ha inaugurato lo scorso 10 agosto con la responsabile Maria Possente, sta realizzando un bel lavoro d’inclusione delle piccole Doc anche grazie all’aiuto e alla collaborazione di Organizzazioni, tecnici, sommelier, esperti (anche giornalisti con le loro testate) e produttori legati al mondo del vino. “La sfida per il Mamertino è la propaganda e la conoscenza di questo vino antichissimo – aggiunge Flora – quindi bisogna cogliere la palla al balzo di tutti gli eventi e dobbiamo essere molto attenti a tutti gli input che il sistema ci dà”. Dal 2018, per ampliarsi, viene supportata nella gestione da una Multinazionale che ha creduto nel progetto Doc Mamertino e che ovviamente ha una forza economica più ragguardevole di una azienda di famiglia e ha contribuito a dare respiro e lustro internazionale.

“Questa realtà si è avvicinata e ha creduto in noi e nel nostro progetto – commenta Flora -, come lo ha fatto verso altre eccellenze italiane. Sono amica personale di questo grande imprenditore che si è appassionato al mio progetto, ha visto il mio entusiasmo con cui conducevo questa attività e mi ha proposto di rendere anche suo il mondo del vino decidendo di investire in questo settore. Io ho accettato di buon grado”. Flora, nella sua testardaggine (quella positiva nel lavoro) da instancabile imprenditrice ed esperta di politiche di export, sa essere un piacevole “martello” (come lei stessa si definisce) nell’argomentare le qualità del suo Mamertino, le capacità evolutive dei suoi prodotti e della sua azienda. Quindi il coinvolgimento alla discussione è assicurato. L’azienda aveva e ha dei progetti di sviluppo molto sostanziosi solo che, causa Covid, ha dovuto un po’ rallentare le sue aspettative e spera di avere solo rinviato i programmi per approfondire il canale dei mercati esteri.

Il patrimonio immobiliare e terriero fa sempre capo al binomio Gaglio-Mondello e quindi a “La Flora” che possiede 140 ettari anche di altre attività e produzioni quali uliveti, da cui deriva la chicca dell’olio extra vergine bio Valdemone Dop. “La Flora” esercita l’accoglienza turistica con garbo e classe, essendo strutturata e attrezzata anche con un agriturismo. La scorza dura per il futuro svolazza sulle donne, sulla loro voglia di ammodernarsi: dal bisnonno di Flora (nonché nonno di Maria Teresa Gaglio – mamma di Flora e co-titolare con la figlia), che coltivava la vite ed esportava le uve in Francia passando per il genero Francesco Gaglio che alzò il livello di coltivazione con uve autoctone come il Calabrese e il Nocera. L’epopea del gentil sesso inizia con Maria Teresa che condivide con Flora la massima crescita e espansione diversificata su piazze estere (Europa, Stati Uniti ed Asia). La figlia 18enne di Flora, di nome Giulia, assorbe tutta questa fermezza e caparbietà.

Oltre ad essere già componente del Cda della Camera di Commercio di Messina, Flora Mondello è, di recente, Vice Delegata Regionale per “Le Donne del Vino” anche se in questa associazione nazionale è introdotta a pieno titolo già dal 2014. “È un bel gruppo con cui stiamo facendo tante iniziative formative e il suo numero cresce sempre di più. La compagine siciliana adesso conta 58 aderenti, ognuna con il suo ruolo. In tutta Italia 750. Abbiamo avuto un accreditamento del Ministero di Istruzione, Università e Ricerca quindi finanziamenti per avviare un progetto di insegnamento nelle scuole e divulgare la conoscenza del vino con le nostre competenze. C’è l’agronoma, chi gestisce la comunicazione, io per esempio mi occupo di marketing”. 

L’associazione nazionale “Le donne del Vino”, coinvolta dal Miur, sosterrà l’importanza delle professioni del vino all’interno dell’ospitalità con gastronomia ricettiva e comunicazione negli Istituti Turistico – Alberghieri ed Agrari. La filosofia apripista garantirà un ruolo al vino nell’economia e nella società e al linguaggio internazionale del vino che rientra nella gestione di aziende e funziona sperimentando all’inizio con poche regioni. Le prescelte da agosto dell’anno scorso sono la Sicilia, l’Emilia Romagna e il Piemonte con otto scuole di istruzione superiore. In Sicilia, è partito il progetto pilota “D-Vino” nell’Istituto Alberghiero “Ignazio e Vincenzo Florio” di Erice e nell’Istituto Professionale per i Servizi alberghieri e ristorazione “Don Calogero Di Vincenti” a Bisacquino (PA).

La partnership stretta tra “Le Donne del Vino” e il Ministero vuole incoraggiare tutto questo erogando anche appositi finanziamenti. “Dopo uno – due anni di collaudo, il progetto pilota diventa programma istituzionale, materia di studio e si può esportare in altre scuole. Queste attuali si sono offerte, ci hanno accolto creando le relazioni con le nostre specializzazioni”. Da Presidente del Consorzio per la Tutela del Mamertino Doc che si stava muovendo già molto bene prima del Covid – 19 per allestire campagne promozionali, con video pronti a girare nelle testate televisive nazionali e con il supporto dell’Università di Palermo con la Facoltà di Design per realizzare dei gadget ad hoc attraverso eventi o altro.

Quest’anno, al Vinitaly, Flora ha esposto le nuove annate di tutte le etichette. L’azienda può vantare tre monovarietali che sono Nero d’Avola, Grillo e Nocera da uve più mature che è un prodotto particolare ed unico e poi i tre Mamertino – i cavalli di battagli: “Don Tindaro”, “Esdra” 100% Nero d’Avola e il “Flora” che è il Mamertino bianco Inzolia. Il vino di punta “Don Tindaro” Mamertino rosso (Nero d’Avola e Nocera) 2018 che è il più rappresentativo ha ottenuto dei prestigiosi riconoscimenti per esempio nella Guida dell’autorevole rivista tedesca “Falstaff” e poi ha incassato la “Gran medaglia di Cangrande ai Benemeriti della vitivinicoltura” l’anno scorso, al suo debutto (avendo saltato il Vinitaly 2021 che non c’è stato come tappa tecnica). Anche quest’anno, non ha deluso le aspettative. Poi, “Esdra” che è un Nero d’Avola in purezza Doc Sicilia 2019, insieme al Nocera in purezza e le nuove annate di Nero d’Avola 2021 e di Grillo 2021. “Quando noi abbiamo formulato il Disciplinare del Mamertino, già producevamo Esdra.

Questo è stato seguito a stretto giro da ‘Don Tindaro’ che gli ha rubato la scena”. L’azienda “Gaglio Vignaioli” sta lavorando ad una nuova base di Nocera per fare un rosato Metodo Classico (“perché come ai miei colleghi credo molto nelle potenzialità del Nocera” – riscontra Flora) e, insieme a questo, si sta concentrando su un “Mamertino Riserva” ovvero un “Don Tindaro Riserva barricato”. “Quest’ultimo necessita di 24 mesi in barrique e potrebbe uscire nel 2023 – 2024 – confessa Flora -. L’altro è approdato alla base di rosato e deve stare 36 mesi sui lieviti perciò ha bisogno ancora di più tempo. Ci sono prodotti interessanti in cantina. Come da tradizione, se il risultato non è all’altezza, non è in linea con gli altri del nostro marchio, non viene presentato e commercializzato”.         

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