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Gabriellina, piccole Donne del Vino crescono a Donnafugata.

La sua prima volta da neo Donna del Vino della Sicilia è stata la lezione per il progetto “D-vino” all’ Istituto alberghiero “Ignazio e Vincenzo Florio” di Trapani.

Ero emozionata mentre spiegavo ai ragazzi la lezione sul vino e mi sentivo quasi una loro coetanea anche se  adesso  ho 26 anni ed  ho fatto diverse esperienze lavorative che mi hanno portato a vivere fuori dalla Sicilia. Ma intuivo che tra me e loro si era creata un’empatia: anch’io alla loro età non sapevo cosa avrei fatto da grande”. Ha il sorriso di mamma Josè ed i tratti delicati di Donna Gabriella Anca Rallo, founder di Donnafugata, leader nel mondo del vino d’eccellenza made in Sicily. 

Favara Gabriella, anzi Gabriellina  come viene chiamata da sempre e da tutti in famiglia, è una delle socie piu giovani dell’associazione Donne del Vino che la nonna, tessera numero 2, creò nel lontano 1988 con un manipolo di produttrici visionarie per una rivoluzione “rosa” nel mondo del vino che era stato fino ad allora esclusivo appannaggio degli uomini. Oggi sono più di mille le socie, tra le diverse professioni legate al vino, del network diventato mondiale che quest’anno festeggia i suoi primi 35 anni. “ E Donnafugata invece – dice Gabrellina- quest’anno spegnerà le sue prime 40 candeline”. E di certo non era affatto scontato che lei tornasse  ad occuparsi insieme alla mamma, allo zio Antonio ed alla nonna, dell’azienda da famiglia ma si sa , come canta Venditti in una sua celebre canzone “ certi amori non finoscono, fanno dei giri  immensi e poi ritornano”. E lei, che come dice “ ha iniettato il  vino nelle vene”, ha deciso ad ottobre, dopo sette anni di studio e lavoro fuori dalla sua terra, di riprendere la  strada verso casa. Con umiltà. “ Sono entrata a far parte del team che si occupa in azienda di enoturismo-racconta- ed ho subito detto che mi sentivo una collega al pari di loro e che avevo non una ma mille domande da fare perchè sebbene questo mondo mi appartenga fin da bambina, in realtà non lo conoscevo davvero e sto imparando a conoscerlo appieno giorno dopo giorno”. Una laurea in Economia e Gestione Aziendale alla Cattolica a Milano, le offre l’occasione, in vista della preparazione della tesi per la triennale, di studiare la storia imprenditoriale di successo di una piccola e media impresa familiare.  Quella della sua famiglia.

 “ Ho fatto un lavoro a quattro mani con mia madre- dice sorridendo- andando alla ricerca dei documenti di Donnafugata, dei bilanci e di ricostruire tutto il percorso di una piccola azienda di famiglia creata dai miei nonni Giacomo e Gabriella e portata avanti con successo nel mondo da mia madre e da mio zio Antonio”. Ma non è ancora il momento perchè Gabriellina ritorni a casa. D’ altronde è  l’ imprinting che ha in famiglia che la spinge a mettersi in gioco, e a fare esperienze nuove lontane dal nido domestico. “Mio padre Vincenzo- spiega – ha lavorato sodo per costruirsi la propria carriera e mia madre è stata abituata a prendersi le sue responsabilità in azienda”. 

Il master in Businnes Management la fa entrare in contatto con un’azienda leader nella produzione dolciaria,la Loacker che, sebbene a conduzione familiare, esporta in tutto in mondo i suoi famosi biscotti ripieni di cioccolato che dal 1925 sono la delizia per grandi e bambini. “ Io poi sono davvero golosa di cioccolato- dice ridendo- certo avrei voluto mettere qualche chilo ma niente non ce l’ho fatta”. A Gabriella piace lavorare lì si occupa di sviluppare il mercato italiano. Vi resta tre anni e a Bolzano vive da sola il lockdown. Per molti il Covid è stato lo spartiacque tra il “prima” e il “dopo” e una volta finita l’emergenza decide di voltare pagina. Dopo un  colloquio  viene assunta come brand manager alla Bauli di Verona, famosa per il pandoro.

“Mi occupo di brand managment e di  lanciare un nuovo prodotto, mi trovo bene con la squadra di colleghi con cui ancora siamo in contatto, ma -racconta- era come se in me qualcosa si fosse spezzato. Sentivo il bisogno di ritornare a casa dove capivo  di voler dare anche quel poco della mia esperienza che avevo fatto fuori confrontandomi con altre realtà lavorative”. Decide di staccare la spina e zaino in spalla va in Indonesia per 20 giorni “dove-dice con lo sguardo luminoso- ho ritrovato la felicità di stare da sola, di ricaricare le batterie per capire ciò che volevo veramente. Mi ha conquistato il sorriso e la gentilezza delle gente di Bali che sebbene non abbia niente, è generosa ed accogliente”.  Gabriella è pronta ad entrare in azienda ed “ ancora una volta- dice- incredibile ma vero ho affrontato l’ennesimo colloquio. Solo che stavolta ero alla scrivania di mio zio Antonio insieme a mia madre. Mi hanno fatto il terzo grado perchè non conoscevamo molto di ciò che avevo imparato stando fuori. D’altronde, venivo  in estate per le vacanze e fino a quel momento ero solo la nipote e la figlia”. Gabriellina ripensa a ciò che le dicevano i suoi compagni di scuola: “ Ma dai tu hai il lavoro già pronto perchè seguirai le orme di famiglia- dice scuotendo la testa- ma non è così. Non mi piace essere considerata figlia d’arte se così si può dire ma voglio portare qui a Donnafugata il mio personale contributo di crescita ed io il mio desiderio è quello di lasciare il mio segno creando qualcosa di mio per l’azienda. Ma per ora non posso dire di più”.  Tra poco è in partenza è per il Prowein a Dusseldorf ed il “suo”  Vinitaly a  Verona. “Non nascondo che amo viaggiare- dice- e  farlo in questo magico mondo del vino che unisce popoli e culture mi piace molto soprattutto incontrare altri giovani e coinvolgerli a bere  in modo consapevole e responsabile”.  

Ha lo sguardo determinato di chi sa che oggi condivide con la sua famiglia anche la responsabilità di un’azienda che ha avuto da sempre la capacità di saper guardare oltre, di essere all’avanguardia precorrendo, anzi dettando,  tempi e tendenze. . Ma lei, Gabriellina, è ancora quella “ Gabry Gabry “ come la chiamava  nonno Giacomo che la volle con sé insieme a suo fratello Ferdinando, al taglio del nastro per l’inaugurazione della cantina Khamma a Pantelleria. “L’isola del vento” che scompiglia i capelli, rimescola storie  e porta con sé i ricordi più belli.

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