Da Piraino al Vinitaly Cantine Amato con i loro vini da ogni fronte siciliano

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Famiglia Amato da sx Rosario_Fiorella Raffaele Addamo_Donatella_Salvatore

A due chilometri dallo splendido mare di Gioiosa Marea si trovano le “Cantine Amato” esattamente in località Piraino (Contrada S. Ignazio 44) in provincia di Messina ed è in questo comprensorio così rigoglioso della costa tirrenica che si sta organizzando il vigneto più giovane del proprio gruppo a Patti.

Qui è stata impiantata nel 2016 una prima parte di Nocera, che dovrà rispondere intanto il prossimo anno. Ma la famiglia Amato dispone di terreni a vocazione vitivinicola disseminati in vari fronti della Sicilia, da Monreale (PA) a Marsala (TP) ad Agrigento, dando vita ad una interessante varietà di vini con cui andrà al “Vinitaly“. A gestire l’impresa è Salvatore Amato col figlio enologo Rosario e la moglie Fiorella Raffaele Addamo, che è la parte amministrativa. 

La ditta nasce nel 1958 con il nonno del tecnico Rosario, che cominciò a selezionare le uve nel territorio della Valle dello Jato quindi Monreale, dove c’era la quantità più abbondante della Sicilia. Al “Vinitaly”, le Cantine Amato propongono la loro produzione anche con diverse annate: una mini verticale del Nero d’Avola ma anche dello Spumante Metodo Classico “Cuvée Federico” e del Sirah. I vini su cui si punta sono il Nero d’Avola, il Sirah e lo Spumante Metodo Classico che appartengono alla Linea “Gaudis”.

Linea Vibrazioni Cantine Amato sul mare
Linea Vibrazioni Cantine Amato sul mare

Poi, c’è la Linea “Vibrazioni” rappresentata dai vini autoctoni biologici siciliani ossia Catarratto, Inzolia, Grillo e Nerello Mascalese. Questi sono prodotti di altissima qualità che hanno vinto già diversi premi. E poi, il prossimo progetto che non si può trasmettere a questo “Vinitaly” (si spera nel 2023-2024), la creazione del Nocera, eccellente tipicità del messinese sul versante tirrenico. Quest’anno, ci saranno in raccolta le prime uve e quindi la prima annata di uscita in un’ambizione aziendale che è tutta in divenire. 

“La produzione sarà limitata, si tratta di vigne molto giovani – evidenzia Rosario – ma entrerà a regime fra due-tre anni. Per avere delle piante più forti abbiamo tolto la produzione in diversi anni per realizzare in futuro dei cordoni speronati. Quindi abbiamo optato per non farli produrre per un medio – lungo tempo”. 

Per essere chiari sulle varietà, è necessario visitare virtualmente i terreni della Famiglia Amato. Partiamo dalla Valle dello Jato, in cui c’è la maggiore coltivazione (in associazione ad altro produttore), su 70 ettari e su due Contrade con superfici quasi totalmente diverse: Contrada Guastella (più vicina a Monreale e Borgetto) che ha terreni più alti, di medio impasto, tendenti all’argilloso mentre l’altra Contrada denominata Grassuri (più vicina a Partinico), da cui si ottengono i due vini bianchi Grillo (dal 2014) e Inzolia (dal 2015), più Catarratto che non è stato ancora preso, attraverso terreni più bassi, non irrigati quindi suoli sabbiosi, molto più sciolti e più freschi. Le uve vengono trasportate con i mezzi di famiglia a Piraino, dove si provvede alla lavorazione. L’intera produzione ha 14 etichette e l’80% deriva dalle Contrade. Da queste, l’Azienda produce la Linea “Vibrazioni” perciò Catarratto, Grillo, Inzolia e Nerello Mascalese, poi Nero D’Avola, Sirah (mantenuto perché sembra quasi un autoctono), Moscato secco e lo Spumante metodo classico che è un blend di Chardonnay al 90% e di Catarratto al 10%. La prima annata di quest’ultimo è stata nel 2015 (il tiraggio nel 2016 sempre dopo un anno dalla vendemmia), con sboccatura a 36 mesi sui lieviti quindi nel 2018. “Manteniamo sempre i migliori – precisa Rosario – per avere un livello qualitativo altissimo. Abbiamo intenzione di far uscire le prossime partite anche a 48 e 60 mesi”. Tutto dipende sempre dall’evoluzione del vino e questo è il compito di Rosario: capire e vedere qual è il momento migliore per andare a sboccare perché lo spumante ha bisogno ogni anno dei suoi tempi per raggiungere un certo equilibrio, le decisioni scaturiscono dalle degustazioni e dal monitoraggio analitico. Anche il “remuage” manuale della bottiglia (scuotimento in obliquo direttamente nella sua postazione in cantina con il collo rivolto verso il basso) è una caratteristica importantissima. Ci sono stati altri esperimenti di spumante ma senza commercializzarli. 

Tornando al progetto di Nocera, l’Azienda si sta impegnando a produrlo in purezza perché l’indicazione di Mamertino prevede la mescolanza con Nero d’Avola. Il Nero d’Avola, oltre a Contrada Guastella, si estrae anche da coltivazioni ad Agrigento, dove la famiglia Amato è focalizzata anche sulla Linea “Don Ros”. Questa è una linea più piccola che offe tre referenze: un bianco, un rosso e un rosato. Ad Agrigento, il nonno dell’attuale titolare Rosario già valutava e censiva le uve perché negli anni ’60 quella zona era paradisiaca per la produzione di vini ad alta gradazione alcolica, molto colorati, scuri e strutturati e ancora nel presente è adatta per questi risultati. Solo che a differenza dei terreni nella Valle dello Jato, Rosario senior non era proprietario dei vigneti ricadenti in queste aree e vendeva il vino sfuso. Ad oggi, le uve vengono acquistate ad Agrigento sempre dagli stessi produttori quasi in esclusiva e con il massimo controllo della filiera con vari sopralluoghi (evoluzione, maturazione, germogliamento e tutte le fasi). L’imbottigliamento è nato negli anni ’90 con Salvatore Amato che lavorava in cantina già nei primi anni ’80. Le prime etichette sono quelle provenienti da Agrigento della Linea “Don Ros”. Da Monreale, invece, la Linea “Vibrazioni” che è stata un po’ modulata perché fino a 3 anni fa si ricavavano le varietà internazionali Cabernet, Chardonnay e Merlot (anche se si esprimono bene, non sono identitari). Adesso, la gamma locale del bianchi Catarratto, Inzolia a cui è stato aggiunto il Grillo e da poco il Nerello Mascalese (impiantato nel 2016) con la prima annata 2020. Questa è una vera particolarità perché non si estrae dai vitigni vulcanici sull’Etna, come siamo abituati a conoscere ma dai vitigni messi a dimora nella Valle dello Jato con un’espressione molto diversa che vira al fruttato e più di pronta beva piuttosto che con sentori minerali e difficili da decifrare. A Patti, si sta lavorando per ottenere la produzione che si avvale, per adesso, di un ettaro e mezzo e a cui la famiglia Amato tiene moltissimo avendone il controllo di tutta la filiera e in attesa dei frutti. Infine a Marsala, ci sono appezzamenti di 10 ettari per la produzione di vini liquorosi, partiti negli anni ’90 che sono tre etichette: Zibbibbo, Malvasia e Moscato. Anche in questo caso gli Amato acquistano le uve da produttori selezionati. Nero d’ Avola e Sirah sono vigne vecchie reimpiantate negli anni, già tra il 1980 e 2000. Lo stesso Catarratto in Contrada Grassuri è giovane mentre in Contrada Guastella è maturo e risale agli anni 2000. Non resta che augurare un “Frizzante Vinitaly” e “Buon futuro Nocera”.

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