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Da “Nangalarruni” abbandonarsi al piacere del gusto si può!

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Quando tradizione, esperienza e qualità si coniugano, le papille titillano

   “Nomen omen” diceva Plauto. Non si può che concordare, il nome è già presagio. “Nangalarruni” è sì il nome dello scacciapensieri, emblema della musica siciliana, ma è anche il nome del più noto locale castelbuonese, dove ancor prima di accedere, nella testa risuona la melodia che ti fa lasciare fuori i pensieri per godere pienamente di buon cibo e buon vino.

   Entrare in sala ed essere avvolti dai colori caldi che creano un’atmosfera rilassante è il preludio al tripudio di sapori che appagherà i palati di una clientela che ama il cibo di qualità, di stagione e preparato con cura, quel cibo che caratterizza la cucina di Peppe Carollo.

La sua affabilità conquista, i suoi piatti deliziano. Un’esperienza diuturna, specchio della sua poliedricità. La passione per la cucina coniugata all’esperienza in campo micologico e fitoalimurgico, lo ha condotto a creare piatti a base di funghi che sono diventati un “must” del suo locale. A lui abbiamo chiesto quali siano gli “immancabili” del menù a base di “re del sottobosco madonita”. Prontissima la risposta: “Cominciamo col dire che nei nostri boschi abbiamo circa 80 varietà di funghi, di cui alcuni possono essere consumati crudi”, racconta Peppe, lasciando trapelare il suo amore per la natura. “Prepariamo un antipasto: funghi al cartoccio, che può essere anche un secondo vegetariano –continua- con funghi misti o solo porcini. Avvolgiamo i funghi, conditi con pecorino semi stagionato grattugiato, sale, pepe, olio Evo, basilico o pesto di basilico, con la carta fata, facendo attenzione a non lasciare passare aria. Quando è cotto il cartoccio si gonfia e, una volta aperto, resterete inebriati dall’esplosione di profumi.”

Altro piatto proposto dal nostro ristoratore, che l’ottobre scorso ha ricevuto l’ambita chiocciola “Slow Food” 2024, è la zuppa di funghi, realizzata con un mix di funghi, tra cui la varietà “trombette di morto”, conosciuti anche come il “tartufo dei poveri”, verdure di campo quali cicoria, biete, “qualazzi” con le loro infiorescenze di colore giallo chiamate “sinapi”, lenticchie rosse di Ustica, fagioli “Badda” di Polizzi e, per questi due ultimi prodotti della terra, il nostro chef tiene a sottolineare che si tratta di presidi “Slow Food”, il tutto insaporito con olio evo, a crudo, da cultivar autoctona “Crastu”, decorata con fiori di zafferano locale, e da gustare accompagnata con crostini di pane nero di tumminia, di produzione propria. E con un piatto dal gusto così “verace”, Peppe consiglia di sorseggiare un rosé che va a nozze con i funghi: un novello mascalese dell’Etna. E noi ci fidiamo di lui, che sceglie le materie prime con cura e personalmente, della sua esperienza, della sua conoscenza, della sua abilità e della sua arte.

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