“Coltello & forchetta 2.0” di Sergio Stagno. Tappa gustosa sulla “Strada degli Scrittori”

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Panchine Letterarie

Benvenuti a Vigata! Ops, Porto Empedocle, nella provincia girgentana, la Vigata immaginaria di Andrea Camilleri che qui nella sua città natale ha ambientato le indagini del commissario più famoso d’Italia. Lungo quella che un tempo era la statale “Porto Empedocle”, oggi, la 640 è stata ufficialmente battezzata “La Strada degli Scrittori” perché da Racalmuto a Porto Empedocle, passando per Favara e Agrigento fino a Caltanissetta, sono nati grandi scrittori. Da Luigi Pirandello a Leonardo Sciascia ad Andrea Camilleri a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, solo per citarne alcuni. E, in punta di penna, è proprio il caso di dirlo, vi portiamo alla scoperta di Porto Empedocle e del suo borgo marinaro che val bene un viaggio per chi ama una vacanza all’insegna del mare cristallino, della cultura e delle prelibatezze del gusto.

Museo del Caos
Museo del Caos

Brilla la marna dell’altipiano a cui il grosso borgo è addossato; risplende come oro lo zolfo accatastato su la lunga spiaggia; e solo contrasta l’ombra dell’antico castello a mare”.  Così Luigi Pirandello descrive Porto Empedocle nella novella “La morta e la viva” osservandola dalla finestra della sua casa natale, in contrada Caos, dove risiedette in gioventù.  Oggi la casa museo Caos, dove sotto un grande pino secolare che guarda quello che lui definì il “mare africano”, riposano le ceneri del Premio Nobel della Letteratura, in occasione del 155° anniversario della nascita del grande drammaturgo, ha riaperto le porte con un allestimento 4.0, tecnologico ed immersivo. Su prenotazione, anche visite in notturna per vivere al chiaro di lunale suggestioni di un luogo affascinante in cui s’intersecano le vicende dell’uomo  Pirandello  con le storie, le novelle, i testi teatrali di chi portò la Sicilia in auge.

Da Pirandello ad Andrea Camilleri, “padre” del commissario Salvo Montalbano, continua il tour alla scoperta della città il cui nome è un omaggio al filosofo agrigentino Empedocle. A caratterizzarla, la Torre di Carlo V risalente al 1500. Progettata da Camillo Camilliani, architetto fiorentino, presenta alcuni soffitti tipo volta a botte. Oggi luogo d’eventi culturali, è anche possibile visitarla. Chilometri di spiaggia si perdono a vista d’occhio lungo la litoranea empedoclina. Ad un tiro di schioppo, la Scala dei Turchi, falesia di marna bianca a strapiombo sul mare. Curiosità: leggenda dice che lungo quella che sembra simile ad una scalinata, si sarebbero arrampicati, nel 1500, i pirati Saraceni-Turchi per raggiungere la vicina Realmonte. Lungo il dedalo di viuzze del borgo marinaro di Porto Empedocle, continuando la visita sulle orme di Camilleri, imperdibile, in via Salita Chiesa, il murales realizzato dallo street artist, Salvo Ligama, all’interno del percorso di rigenerazione urbana “La salita verso casa. A scalunata di Nenè”, in omaggio al vezzeggiativo con cui veniva chiamato lo scrittore. In omaggio alle sue opere, è stata anche realizzata una decorazione artistica con i titoli più famosi da “La il ladro di merendine” a “La danza del gabbiano”.  E, nel   parco letterario della “sua” Vigata si potrà leggere un giallo di Camilleri o una novella pirandelliana seduti sulle panchine letterarie a forma di pagine di libro. Sole, mare, lettura e anche buon cibo.

Coltello e forchetta Sergio Stagno Aragoste
Chef Sergio Stagno

Vi consigliamo una tappa gustosa nel rinnovato “Coltello & forchetta 2.0 di Sergio Stagno”, in via Garibaldi, 236, aperto a pranzo con la proposta gastronomica di  piatti tipici della cucina siciliana. La sera, ed è consigliabile la prenotazione,  Sergio Stagno, empedoclino doc,  31 anni vi stupirà con ricette di piatti di pesce fresco  che  “pescano” nelle memorie delle cucine delle nonne, nel segno del gusto mediterraneo della semplicità. Il cliente potrà scegliere il pesce che intende mangiare scegliendolo direttamente dal banco frigo con le immancabili aragoste, il must del suo locale aperto da sette anni. Da Sergio Stagno si va soprattutto per mangiare la “regina dei crostacei” di cui la sua famiglia ne pratica la pesca da generazioni con apposite imbarcazioni.  Ricette poco elaborate per non coprire il sapore, come le “sue” famose linguine all’aragosta. “La semplicità- chiosa il “re delle aragoste” l’appellativo con cui è conosciuto- è il modo migliore per valorizzare la loro carne morbida e delicata. Per me non hanno segreti. Mi piace pescarle e cucinarle”.

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