“Casa Grazia Winery” nelle parole di Maria Grazia Brunetti, elegante padrona di casa

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Maria Grazia Brunetti Casa Grazia

“E pensare che quando ero piccola, pur abitando a Gela, non ero mai andata al Lago del Biviere. Andiamo alla salina, dicevano i vicini di casa, tra cui il padre di quel ragazzo di cui già a 13 anni m’innamorai e che è il grande amore della mia vita”. 

GELA (CL) – Maria Grazia Di Francesco Brunetti è “l’anima” di Casa Grazia, l’azienda vitivinicola che ha il suo humus fertile in quelle terre sapide, ricche di sali minerali nell’areale dell’unico grande lago salato della Sicilia. Oggi Riserva Naturale Orientata Lago di Biviere gestita dalla Lipu tra la provincia nissena e quella ragusana, terra d’elezione dell’unica DOCG del centro sud, il Cersauolo di Vittoria.

È raggiante Maria Grazia, scricciolo di ferro che, minuta, dallo sguardo vivido e attento, segue con trepidazione gli ultimi momenti prima dell’inaugurazione della “casa” dei suoi vini. “Finalmente – dice soddisfatta – Casa Grazia Winery è una realtà che la mia famiglia, le maestranze e tutti coloro che ci sono vicino e lavorano con noi, hanno tenacemente voluto perché rappresenta sì un traguardo importante, ma soprattutto un nuovo inizio per un territorio ricco di storia e cultura ma che dev’essere riscattato. Qui – dice scostandosi con le lunghe dita una ciocca di capelli neri che le incornicia il volto ovale – non è soltanto il luogo dove l’uva si trasforma in vino ma vuole essere e lo sarà senz’altro, culla di arte, cultura e musica perché i giovani non siano più costretti a fuggire”.

Donna del Vino di Sicilia, Maria Grazia Di Francesco incarna nella sua esperienza di donna, madre di Emilio e Myriam, moglie ed imprenditrice del vino oggi, la forza di chi decide ad un certo momento della propria vita di mettersi in gioco per amore. “Èvero, di queste vigne mi sento oggi  la madre adottiva – racconta –  vogliono nove mesi perché nascano i grappoli proprio come la gestazione. Ma – confessa – non è stato sempre così. Ho imparato a prendermene cura per, in qualche modo, intercettare l’amore che mio marito Angelo, Gino per tutti, ha per queste terre che da generazioni appartengono alla sua famiglia. Lo ammetto – dice ridendo – ero gelosa di quelle vigne che lui, al ritorno dei suoi viaggi di lavoro, correva a controllare perché tutto andasse bene”.

Ci sono volute tutta la pazienza e la caparbietà di cui è capace una donna innamorata del proprio uomo, per imparare a mettere i piedi e le mani nella terra. Per scoprire, giorno dopo giorno, “con umiltà – come lei stessa sottolinea – quali potenzialità avesse questo angolo di Sicilia che mio marito non ha mai voluto lasciare, anche se il suo lavoro di provetto saldatore lo porta tuttora in giro per il mondo”.

Angelo Brunetti è, infatti, il deus ex machina di Sicilsaldo, del settore Oil&Gas.“Un tempo, nelle terre di “Passo Di Piazza”, dal nome della contrada dove oggi sorge Casa Grazia – racconta la signora Maria Grazia – venivano i viticoltori della Sicilia occidentale per il vitigno principe, quel Nero D’Avola, che da noi, grazie alle caratteristiche pedoclimatiche, alle escursioni termiche tra il giorno e la notte e soprattutto alla particolarità del suolo, aveva caratteristiche uniche”. Nel 2005, la prima bottiglia e non poteva che essere un Nero D’Avola in purezza con un’etichetta che stigmatizza già nella scelta del nome “Gradiva”, ispirato alla grazia virginale di un bassorilievo d’epoca romana custodito nei Musei Vaticani, “la consapevolezza pragmatica del voler fare unito alla fierezza di volersi proiettare in avanti di Gradiva – spiega – che mi aveva colpito quando studiavo all’Istituto Magistrale. Mi piaceva quel suo incedere a capo chino, a testa bassa per affrontare le inevitabili difficoltà”. Già, ed è nel “nonostante tutto” la chiave di volta. Da “Passo di Piazza” a “Casa di Grazia”, oggi l’azienda si chiama “Casa Grazia”, “perché per me la famiglia è la comunità dove – spiega Maria Grazia – si crecse non solo nell’incontro ma anche negli scontri. E la parola grazia non è una dedica al mio nome come si possa pensare. È invece la mia gratitudine per questo straordinario territorio di cui mi sento custode”.

Con la squadra di esperti, guidata in vigna e in cantina dal pluripremiato Tonino Guzzo, enologo e con la supervisione  dell’art director, l’architetto Vincent Castellana, nasce “Casa Grazia”, che ha già nel logo, due foglie di viti che a corona racchiudono un ventre fecondo, la sua mission.  Dai 220 ettari iniziali agli oltre 400, “Casa Grazia” è una realtà dinamica. Il 2020 è l’anno della certificazione bio e le nuove annate in uscita nel 2021 sono le prime a portare il vessillo green. Trattate nel pieno rispetto dei ritmi della natura senza l’utilizzo di pratiche dannose, le uve di Syrah, di Frappato, di Grillo, di Cabernet Sauvignon, di Nero D’Avola, di Cerasuolo di Vittoria,  esprimono il loro valore. intrinseco. Una bollicina rosé, due bianchi e cinque rossi, la gamma si  arricchisce di una sorpresa :  il Brunetti d’Opera ed è il nuovo Cerasuolo di Vittoria Docg Classico Nero ( Nero D’ Avola 60% e Frappato 40%) che ha fatto di buon auspicio per la nuova cantina.

“Un omaggio a mio marito – dice commossa Maria Grazia – alla sua instancabile capacità di essere operoso, di continuare ad essere quel bambino visionario che sotto l’albero di carrubo sognava di poter dare le ali alle sue radici, nel progetto di un’azienda capace di creare sviluppo nel territorio”.

E Casa Grazia Winery intreccia memorie e prospettive nel segno dell’operosità di un luogo rurale dove, grazie al lascito alla Chiesa del ministro Salvatore Aldisio, è stato fucina di formazione per giovani artigiani. Progettata dallo Studio Architetti Castellana, Casa Grazia Winery è scrigno di tesori preziosi. Tra cui una scultura di Madonna col Bambino, la Madonna del Giglio, rinvenuta durante i lavori che uno scrupoloso lavoro di restauro ha restituito al suo splendore ma che per Maria Grazia Di Francesco Brunetti, di fervente fede, è il segno indissolubile di un legame profondo con questi luoghi. Tra ieri e oggi. Il domani ha lo sguardo solare della figlia Myriam, 32 anni. “Sono orgogliosa dei miei genitori – dice d’impeto, guardandoli – ma mi piacerebbe che ogni gelese fosse orgoglioso di questa nuova realtà perché non è soltanto la casa dei nostri vini ma è aria fresca ed innovazione per questo territorio”.

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