Cantine Grasso – Feudo Solaria: 5 generazioni milazzesi al Vinitaly

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I gemelli Grasso Tullio e Carmelo con il padre Alessio al centro_Cantine Grasso

Le Cantine Grasso, conosciute anche come “Feudo Solaria” (negli ultimi 25 anni) a Milazzo, sono tra le più rinomate in terra mamertina e anche quest’anno, come da 5 a questa parte, saranno presenti al Vinitaly.

Il fautore delle Cantine Grasso, verso una lavorazione tecnologica e biologica, dal 1984 è Alessio Grasso, che abbraccia l’eredità del padre Carmelo (negli anni Cinquanta, nuova cantina e propulsione di vendite), ancor prima del nonno Alessio nel 1925 (con la prima cantina a Milazzo, botti maestose da centinaia di ettolitri e vini da taglio sfusi) e bisnonno Don Peppino (dal 1887) e lascia il passo ai suoi due figli gemelli Carmelo e Tullio di 36 anni, odierni titolari dal 2010. Da piccoli, i ragazzi preparavano i cartoni del vino: non hanno assistito alla pigiatura romantica con i piedi ma a tutto il periodo della raccolta tra i filari sicuramente sì, “un modo per fare confusione insieme nel loro parco giochi”, anche alla festa dell’ultimo giorno della vendemmia con balli e canti che ora non si fa più. Carmelo è anche Vicepresidente del Consorzio di Tutela del Mamertino Doc, nato nel 2018 con 14 associati, la cui Presidenza è di Flora Mondello. Mentre la “Doc” è stata ufficializzata a settembre del 2004, dopo la quasi scomparsa di questo “nettare degli dei”. Occorreva proteggere il “vino del cuore di Giulio Cesare”, che lo prediligeva, quando aveva a disposizione oltre cento vini europei e, come testimonia il suo “De Bello Gallico”, lo offriva in celebrazioni aristocratiche. 

Per i Grasso, c’è la forza di cinque generazioni che, nei decenni, disegnano la storia del vino a Milazzo e c’è la conferma di un loro progressivo valore, avendo ricevuto oltre 100 medaglie in carriera. Nel futuro imminente, ci sono altri eventi entusiasmanti quali “Borsa Vini Londra” e “Bella Vita Expo” a Chicago; a seguire, un supporto a Buffalo ad un cliente che è un importatore di New York. 

“Sicilia, Parigi e San Valentino sono degli abbinamenti da favola” e hanno segnato un po’ la ripartenza, perché è stato il primo step internazionale. “Per noi è stato come chiudere un cerchio – sostiene Carmelo Grasso – perché l’ultima nostra fiera prima di fermarci per le restrizioni sanitarie è stata Wine Paris 2020”. 

I vini di punta dell’azienda sono “Mamertino rosso” (80% Nero d’Avola e 20% Nocera), Nero d’Avola “Moro” (erbaceo, fruttato, sentori di liquirizia e foglie di tabacco), un bianco super complesso “Kalsa”, “Sulleria Mamertino Rosso Riserva” (60% Nero d’Avola, 30% Sirah e 10% Nocera), “Sulleria Bianco” (Inzolia – Grillo – Catarratto) e “Foglio Cinquanta” (dal registro catastale di un antico feudo era pagina 50, gli anziani della zona lo chiamavano così e ha l’etichetta con la mappa catastale). Specificità comuni nei vini dettati dal clima (irradiazione del sole siciliano con le brezze del Mar Tirreno e favorevoli sbalzi termici): un andamento equilibrato degli zuccheri e alcoli e un’alta acidità che aiuta a renderli profumati nel tempo. I vini rossi risultano rotondi e i bianchi mostrano decisa freschezza e sapidità per la componente minerale e l’affaccio sul mare. 

Per il “Vinitaly” questa realtà produttiva milazzese parteciperà con il “Mamertino Rosso” alla masterclass organizzata da Assovini con “Wine in Sicily” per quanto riguarda le piccole denominazioni della Sicilia virtuosa. Al “Vinitaly” esporrà l’intero patrimonio vitivinicolo, comprese le due grandi famiglie: quella indicata come fascia base che è la Linea “Baldovino” (7 referenze) con una beva agevole, in cui ci sono i monovarietali per soddisfare le varie tipologie di clientela e la Linea “Sette Aje” con 5 referenze (i rossi sono Nero d’Avola, Frappato e Nerello Mascalese; nei bianchi fini e di stile spiccato, l’Inzolia è armonizzato con Catarratto o Chardonnay). 

Il “Sulleria Mamertino Rosso Riserva” (frutti rossi, cioccolato e pepe, tannico) che fa un anno in botte di rovere francese da 225 litri e un anno in bottiglia per sviluppare tutti quegli aromi e sentori che si definiscono terziari e ha avuto la “Menzione di Vigna” come un Cru (immesso sul mercato nel 1997); “Sulleria Bianco” (agrumi e frutti esotici, lungo e persistente) che è particolare perché fa affinamento in botte e ha note di microssidazione bottiglia e che qualcuno definisce “Wine orange” (per l’azienda è una via di mezzo e non è spinto come un Orange); il “Foglio Ciquanta” è il Nero d’Avola in purezza di punta. Questi citati vengono prodotti nel terreno collinare di Rodì Milici, sempre sul Mar Tirreno: nel dettaglio, Sulleria è proprio il nome di una Contrada di questo comune di Messina. 

L’Azienda Agricola Grasso ha storicamente a Milazzo solo la Cantina (Via Albero 11), a ridosso del centro cittadino vicino all’Eurospar e alla “Pescheria Caravello”, con una prima sezione destinata alla parte vendita, una piccola parte museale che serba inalterati vecchi torchi e vecchie diraspatrici, oltre ad attrezzature come pompe e un Angolo del Contadino. L’idea della parte museale si deve al Patron Alessio, dagli anni Ottanta, conservando arnesi dismessi del passato di suo padre e del nonno.

Col tempo, è vero che si sono aggiunti pezzi ma l’Area Vendita le ha tolto un po’ di spazio perché le visite guidate con le scuole sono venute meno per via del Coronavirus e dei relativi controlli sui ragazzini e le famiglie. In cantina, si fanno le degustazioni. Nei vigneti che ammontano a 7 ettari, le degustazioni si accettano solo se espressamente richieste per questioni logistiche perché i terreni sono dislocati su tre zone: Rodì Milici 3 ettari, Pace del Mela 3 ettari e Falcone un ettaro. Tutte e tre sono riconosciute per il Mamertino, il bianco viene creato a Falcone, le uve per il “Mamertino rosso” arrivano anche da Pace del Mela.

Le “Cantine Grasso” contano 23 etichette: 8 sono vini bianchi, 13 rossi e 2 liquorosi. Le più giovani in entrata in commercio nel 2018 come “Feudo Solaria” sono il Grillo in purezza “Kalsa” con l’annata 2018 e il rosso Nero d’Avola “Moro” con l’annata 2017. Sostituiscono i loro storici “Capobianco” e “Caporosso” che non si producono più. “Kalsa” fa tre mesi di affinamento in barrique quindi ha delle note di vaniglia e affumicazione, tipiche del legno di rovere. 

Tanti i Paesi stranieri (40%) in cui si esportano i prodotti della famiglia Grasso. I Paesi che vengono riforniti sono circa 25, tra cui Germania, Belgio e USA.

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