Al-Cantàra: poesie da bere alla conquista del Vinitaly

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brindisi siciliano al cantara

Le valigie sono già pronte e cuore e mente si scaldano, al solo pensiero delle nuove emozioni che certamente procureranno! L’azienda vitivinicola siciliana Al-Cantàra non è nuova a contesti internazionali come Vinitaly o Prowein e anzi negli anni passati ha fatto incetta di premi e riconoscimenti, che oggi le valgono un curriculum di tutto rispetto.

Ma la sua “punta di diamante” rimane sempre lui, a nostro avviso, il suo fondatore e patron, quello stimato professionista catanese che il vino lo produce per amore, prima che per i numeri: Pucci Giuffrida, all’anagrafe apprezzato commercialista etneo, che però di etneo vuole avere soprattutto il suo amore per il vulcano e per la cultura dell’Isola.

da sx l'enologo Salvo Rizzuto, il produttore Pucci Giuffrida e l'artista Annachiara Di Pietro, autrice dell'etichetta
da sx l’enologo Salvo Rizzuto, il produttore Pucci Giuffrida e l’artista Annachiara Di Pietro, autrice dell’etichetta

La nostra gradevole conversazione, in un’assolata giornata di fine inverno, sul lungomare catanese che guarda proprio il vulcano, si svolge in previsione delle due fiere sopracitate: quella di Verona e quella di Düsseldorf.  

“Finalmente, è il caso di dire! – esordisce il produttore. – Già, perché dopo due anni di alti e bassi e, soprattutto, di incertezze, dopo chiusure forzate ed eventi annullati o rimandati, adesso sembra proprio il momento giusto per ripartire e riprendere pienamente le nostre attività”.

Pucci, la tua azienda non è nuova ad appuntamenti prestigiosi come il Vinitaly, quest’anno previsto a Verona dal 10 al 13 aprile prossimi.

“Proprio così! Ho fondato l’azienda nel 2005, dopo avere acquistato alcuni terreni a Randazzo, in contrada Feudo Sant’Anastasia, nel cuore del vulcano, e già nel 2008 partecipammo al nostro primo Vinitaly. Oggi produciamo circa 90 mila bottiglie l’anno, di cui il 50% arriva all’estero, ma all’epoca eravamo ancora una piccola cantina che si affacciava su questo meraviglioso mondo e che produceva appena 1.500 bottiglie. Eppure…”

A quell’ “eppure”, Pucci sorride, investito dai piacevoli ricordi…

“Eppure – riprende a raccontare – vincemmo con il nostro primo vino, ‘O Scuru ‘o Scuru, la Gran Menzione! Fu un evento, per noi, per la grande felicità che provavo, sembravo quasi galleggiare su un mare di folla, produttori compresi, che invece mi parevano soltanto camminare. Da allora, devo ammettere con modestia, ma anche con grande orgoglio, non ci siamo più fermati. Il successo, infatti, si è quasi sempre ripetuto e sempre a Verona, dove abbiamo vinto medaglie d’oro, d’argento e di bronzo, sia per il packaging che per il vino, e negli ultimi 5 anni siamo stati l’azienda dell’Etna che ha vinto più premi di tutti. Solo l’anno scorso ne abbiamo messi a segno 7 di premi Vinitaly, arrivando secondi in Sicilia, dopo i bravi colleghi dell’azienda Milazzo, e sesti in tutta Italia. Una bella soddisfazione, insomma”.

Qual è il tuo segreto?

“L’Amore, con la A maiuscola, per questa terra e per questo mondo: l’Amore per il vino e per la Sicilia, a cominciare dalla sua cultura. Un Amore sbocciato cammin facendo e che non pensavo mi potesse portare a tanto. Oggi abbiamo circa 20 ettari, dove coltiviamo in prevalenza i vitigni autoctoni, i nostri Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, per i rossi, e Carricante, per i bianchi. Produciamo 16 etichette diverse, in prevalenza Nerello Mascalese nelle sue varie declinazioni, compresi uno spumante, Re Befé, e una grappa dalle vinacce, Rosa fresca aulentissima. Mi emoziona pensare che oggi, oltre che in Italia, queste produzioni siano apprezzate anche in Giappone, negli Stati Uniti (California e Florida), in Canada, Corea del Sud, Taiwan e ancora in Belgio, Inghilterra, Norvegia, Svezia…”.   

Una menzione a parte meritano sicuramente le tue etichette…

“Esatto! Ho voluto, sin dall’inizio, collegare strettamente le produzioni del mio vino con la cultura siciliana, in particolare con quella poetica e letteraria. Da qui, etichette come Un bellissimo novembre, il già citato ‘O Scuru ‘o Scuru, o l’ultimo in produzione, Liolà… o meglio, il penultimo, visto che a breve presenterò una nuova etichetta! Insomma, i richiami a Luigi Pirandello, Micio Tempio, Ercole Patti, Nino Martoglio sono la filosofia stessa di Al-Cantàra e il nome stesso della cantina significa “Il Ponte”, appunto il ponte che unisce il vino alla poesia…e, da qui, il motto dell’azienda: Poesie da bere”. 

Chi realizza le tue etichette?

“La bravissima Anna Chiara Di Pietro, artista siciliana molto apprezzata. Devi immaginare che ogni etichetta è acquerellata e numerata e ciascun pezzo è da collezione. Per questo, consigliamo sempre ai nostri clienti, sia agli affezionati che ai nuovi, di non buttare via le nostre bottiglie, ma di conservarle anche vuote, per le emozioni che suscitano”.

Ma certo, meglio pieno e da consumare, vero?

“Certamente! Il pubblico apprezza tantissimo questo nostro messaggio culturale. Produrre sull’Etna rappresenta di certo una marcia in più rispetto ad altri territori, seppur belli e affascinanti, d’Italia. Ci sono caratteristiche uniche, come gli sbalzi termici, i profumi singolari, i vari tipi di terreno e così, a poca distanza l’una dall’altra, le nostre vigne sono in grado di produrre vini completamente diversi e tutti sensazionali, nel vero senso della parola”.  

Allora siamo pronti per riconquistare il mondo, a cominciare da quello delle fiere internazionali?

“Sì, siamo pronti! Anche perché ho imparato che la poesia è inossidabile, si conserva intatta nel tempo, come l’Amore che abbiamo per il nostro vino…”.

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