Agrumi, pesca, turismo sostenibile alla II edizione di “Bio in Sicily”

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Sarà  Veronafiere ad ospitare dal 9 al 10 novembre l’edizione zero di B/Open, manifestazione B2B dedicata al prodotto biologico, perché l’Italia è primo produttore bio. “È in ottimo stato di salute il biologico in Italia, dove c’è stata una crescita esponenziale negli ultimi dieci anni dal 5 all’8%. Vendiamo soprattutto all’estero, perché qui da noi si deve ancora incentivare il consumatore italiano ad un acquisto consapevole che tuteli l’ambiente e la salute”. A dirlo è Antonio Fricano, presidente di Bia, il consorzio agricolo che riunisce alcuni produttori di ortofrutta biologica, dal Trentino alla Sicilia, presente alla II edizione di “Bio in Sicily”, organizzata ai primi di ottobre a Bagheria,  alle porte del capoluogo dell’Isola.

Sotto le splendide volte del soffitto a specchio del salone di Villa Palagonia, gioiello del XVIII secolo,  si sono confrontati produttori, associazioni, esperti del settore ed esponenti istituzionali, nel quadro della strategia del “Farm to Fork” del Green Deal europeo, che punta a superare il gap  tra produttore e consumatore. Focus su tre settori chiave dell’economia dell’Isola, dall’agrumicoltura alla pesca locale al turismo sostenibile, per nuove prospettive di sviluppo in una regione che, va sottolineato, ha il primato  per superficie agricola dedicata al bio (circa 385mila ettari) e conseguentemente prima per numero di operatori bio nel settore agroalimentare (circa 11mila). 

“Anche quest’anno – ha detto a consuntivo Michele Balistreri, presidente dell’associazione La Piana d’Oro – Bio in Sicily si è presentata al pubblico con l’obiettivo di sensibilizzare gli operatori e l’opinione pubblica sull’importanza di imporre il brand “Isola Bio” per l’intera produzione agroalimentare siciliana, che costituirebbe uno strumento formidabile di marketing commerciale.” Una fotografia tra luci ed ombre. Presentati gli obiettivi  raggiunti. “Dobbiamo andare oltre la logica del confine – ha aggiunto Antonio Rini, presidente del Gal Mestropli Est, che comprende 14 Comuni dalla costa alle creste montuose. –  Abbiamo appaltato 60 opere tra pubbliche e private per la riqualificazione dei centri urbani dei Comuni da una parte e dall’altra, stiamo incentivando politiche green per far decollare l’economia circolare puntando soprattutto sui giovani under 35 che vogliono  chiudere la filiera, dalla coltivazione alla trasformazione, dalle mandorle ai fichi d’india ai pomodori bio”.  Sottolineate le criticità croniche. “Abbiamo bisogno d’infrastrutture – ha sottolineato  Rini, che è anche sindaco di Ventimiglia di Sicilia – per far decollare i diversi segmenti di turismi, da quello culturale a quello lento, di prossimità, nato dalla pandemia. Senza le strade, non ci può essere sviluppo”. Dalla città del maestro Guttuso parte la riscossa per il riconoscimento IGP del  limone verdello di Bagheria, che valorizzerebbe l’intera filiera, dai campi alla ristorazione con una forte connotazione territoriale. “In itinere lo studio per la fattibilità del  BioDistretto della Conca d’Oro che darebbe, insieme al  Presidio Slow Food del limone verdello – ha sottolineato Fricano, imprenditore e anche presidente di Apo, realtà siciliana specializzata nella coltura agrumicola – un maggiore impulso al riconoscimento europeo”. Un input anche per tutto il comparto agricolo dell’areale e compreso tra Santa Flavia, Bagheria e Casteldaccia, dove sono tanti i giovani che, dopo l’abbandono delle terre negli anni ’70, sono ritornati e con ottimi risultati. “Qui da marzo a maggio – ha spiegato Fricano – esportiamo all’estero un milione di patate novelle, anticipando la Puglia, perché da noi ci sono due, tre gradi in più”.

Michele Balistreri

Dai prodotti della terra a quelli del mare, la kermesse dedicata al biogico born in Sicily ha fatto conoscere realtà imprenditoriali di lunga tradizione familiare dal know innovativo e competitivo, in grado di  coniugare sostenibilità ambientale, tracciabilità e sicurezza del prodotto. Con buongusto. La Blu Ocean, ad esempio, dal 1926 a Casteldaccia lavora e trasforma il pesce, impiegando circa 80 persone. “Mio nonno è stato uno di quei pescatori che da Aspra, da Porticello, è andato via per insegnare l’arte della salatura del pesce nel mondo -ha spiegato Antonio Lo Coco, direttore generale dell’azienda. – Oggi non lo saliamo più per conservarlo, ma abbiamo imparato a gestire la catena del freddo, perché il pescato conservi intatte le sue proprietà organolettiche”. Un’azienda green con importanti investimenti sul fotovoltaico. È in prima linea per il riconoscimento di un contratto di filiera ittica “di cui si parla da anni e che consentirebbe di valorizzare le caratteristiche del pescato – ha aggiunto Lo Coco –  i processi produttivi ad esso collegato e coinvolge tutti gli attori che quotidianamente lavorano nella filiera della pesca in Sicilia: dalle aziende di cattura del pesce, passando per quella della trasformazione e commercializzazione fino a quella non meno importante che è quella dei trasporti”.  La sicurezza alimentare al primo posto. “Tracciamo tutti i vari passaggi da quando il pesce entra in azienda a quando viene surgelato o trasformato. Siamo persino in grado di rintracciare da quale barca sia stato pescato – ha detto. – Oggi il consumatore, quando va in pescheria, deve avere la più ampia gamma d’informazioni su ciò che compra e che porta sulla propria tavola”. Una sezione importante è dedicata alla preparazione di una linea di prodotti freschi da pronto consumo a base di pesce, come involtini di pesce spada, frittura di mare, sarde a beccafico e, tra le novità, la salsiccia di salmone o quella sempre di pesce spada. Tra i progetti, la creazione di una sala degustazione con cucina a vista.

Protagonista  il mare  e le sue memorie gastronomiche anche con le Ambasciatrici del GustoClub “I Sapori della Costa D’Oro” del Flag Gac Golfo di Termini Imerese. “Stiamo anche incentivando un percorso di autoimprenditorialità delle ambasciatrici del gusto – ha spiegato Giuseppe Sanfilippo, direttore del Gac – che potranno commercializzare su una piattaforma ad hoc, che stiamo realizzando, le loro preparazioni”.  L’Ambasciatrice del gusto di Bagheria, Francesca Casa  a Villa Palagonia  ha  deliziato gli ospiti con i suoi involtini di pesce spada al limone e pistacchio su crema fredda di patate e, in omaggio alla tradizione, polpette di alici al sugo. A tavola, il posto d’onore è stato però riservato allo sfincione  rigorosamente bianco, un must della tradizione di Baarìa che, in un solo boccone, declina secoli di tradizione gastronomica siciliana, come ha sottolineato nel suo intervento Mario Liberto, giornalista, scrittore e gastronauta, che ha condotto una masterclass dedicata alla “pizza dei siciliani”, definendolo “aristocratico e gourmet”.

“Un mix gradevolissimo di prodotti di territorio, tuma o ricotta, acciuga, cipolla, pan grattato e caciocavallo – ha illustrato Michele Balistreri, coordinatore della Comunità dei panificatori Slow Food dello sfincione Bagherese – d’altronde le acciughe sono quelle di Aspra, il bagherese è terra di olio e formaggio e tutto questo conferisce forza e autorevolezza al prodotto”.  Bagnata  da un acquazzone autunnale ed accompagnata da boccali della prima birra biologica del birrificio di Altavilla Milicia “Birra dei Vespri” ha visto “sfidarsi” i maestri artigiani panificatori: Maurizio Valenti dell’antico Forno Valenti, Massimo Scaduto dell’antica Forneria Scaduto, Giampiero Pecoraro del Panificio “Don Pietro, Carlo Conti del panificio Conti, Giuseppe Spanò e Vita Gagliano del panificio “La Spiga”, Michele Mancino del Forno Mancino e infine Giuseppe Urso e Francesco Carollo, titolari dell’Antica Focacceria dal 1856 a piazza San Sepolcro, dove si è svolta la “singolar tenzone”.

Dalle produzioni d’eccellenza alla cucina stellata de “I Pupi” di Tony Lo Coco, Bagheria, la città amata dai nobili che qui amavano sollazzarsi per sfuggire alla calura estiva di Palermo, incastonata nella Riserva Naturale di Monte Catlalfano, tra la piana di quella che un tempo fu la Conca d’Oro oggi devastata dallo scempio edilizio ed il mare, è oggi una fucina di giovani chef  che interpretano con armonia e creatività le risorse del territorio. Da Claudio Gilles Oliveri a Salvo Lipari a Nino Ferreri, la  nouvelle vague della ristorazione che fa tendenza con qualità.

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